Nov 13, 2014 - COOL-tura    No Comments

Expo Libri a Padova!

Arriva l’Expo Libri a Padova, e per tutti gli amanti della lettura è un evento che non bisogna assolutamente perdersi. Se non avete avuto modo di leggere in che cosa consiste, leggete qui sotto e lo scoprirete.
La fiera di Padova sarà travolta dal potere dei libri da domani Venerdi 14 Novembre fino a Lunedi 17 Novembre, e ospiterà un grosso numero di case editrici – sia affermate che indipendenti e meno conosciute – che intratterranno il pubblico con ben trentasette appuntamenti in programma. Se hai sempre desiderato incontrare e confrontarti con la casa editrice dei tuoi sogni, o gettarti nella mischia per conoscere qualche realtà meno in vista, questa è l’occasione che fa per te. Grazie all’instaurazione di un piccolo salottino letterario, avrete modo di conoscere non solo le case editrici ma anche le loro novità in catalogo, grazie ad incontri con autori e dibattiti.
Sul luogo sarà presente anche Spritz Letterario – realtà veneta in grande espansione (per conoscerlo di più potete cliccare sul banner nella colonna accanto) – il quale presenterà ben quattro case editrici: Voland, Nottetempo, 66thand2nd  ed Emons audiolibri.

Se siete interessati all’argomento, ne ho parlato in maniera un po’ più approfondita su Leggere a colori, e potete trovare l’articolo qui.

Siete ancora qui a leggere? Cosa aspettate? Andate a comprare i biglietti! 😀

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Nov 9, 2014 - Graphic novels    No Comments

Little Norby

Sono stata a Lucca Comics e come si può immaginare sono tornata a casa con un bottino ricco di fumetti, oggettini vari e cuscini coccolosi. Tra questi, ho comprato il volume di cui volevo parlarvi oggi: Little Norby – Keep Calm and Purrrr – edito da Manfont.


Si tratta di un volume unico che raccoglie sketch di una pagina che girano attorno alla vita di Anna e del suo gatto nero Norby. A differenza del volume Norbybus – già disponibile per chi volesse – le avventure miciose hanno come protagonista un Norby cucciolo, ancora privo di una voce tutta sua. Una bella caratteristica che ritrova la sua originalità grazie alle vivaci vignette di Liana Recchione e Jessica Ferrero che si alternano abilmente in mini storie raccolte in questo volume che riesce ad entrare nel cuore del lettore con simpatia e semplicità.
A dare la spinta decisiva al volume è proprio Norby, l’amabile gattino nero, disegnato con tratti semplici ma carichi di personalità ed assai espressivi; il quale ti conquista con la sua radiosa presenza. Fortifica il volume anche il lavoro di colorazione, che semplice ma completa da spessore ai personaggi insieme alla scelta dei testi. Se dovessi dare un consiglio, la prossima volta opterei per la scelta di una carta diversa, poiché i colori tendevano ad essere troppo scuri andando contro allo spirito vivace del volume. Tuttavia la lettura risulta comunque piacevole e scorrevole fino alla fine.
È quindi, impossibile non sentirsi coinvolti – specialmente se sia ha un pelosone in casa! –  in quelle avventure quotidiane che vedono Anna alle prese con il proprio gatto, un po’ egocentrico ma coccolone, che in un turbine di miciosità distruttiva ne fa passare di cotte e di crude alla propria padroncina. In sé il volume è una raccolta di micro storie, ognuna autoconclusiva, che mettono in luce la vita di un gatto domestico dal punto di vista del gatto. Sappiamo davvero cosa pensa il nostro gatto di noi mentre gli diamo del cibo? O mentre passiamo l’aspirapolvere? Con Little Norby, avrete la possibilità di scoprirlo e anche di riderci sopra con un grosso “Me lo sentivo!”.
A rendere il volume ancora più speciale, sono le numerose citazioni di film, telefilm e videogiochi noti come ad esempio Star Wars, Game of Thrones e Skyrim che mettono alla prova l’occhio del lettore nel cogliere non poi così sottili riferimenti.
Un volume breve che racchiude una intera vita – o sette? – in sole settantuno pagine, che vengono lette velocemente, una dietro l’altra, perchè Norby è troppo dolce, e una avventura tira l’altra, un po’ come i biscotti al cioccolato. A completare il volume è una favola della buonanotte felina che sotto forma di racconto breve illustrato, ti proietta in un mondo fantastico, popolato da un gatto aristocratico che fa la sua conoscenza con una ragazza dal cuore tenero e un po’ ingenuo in una rivisitazione – in chiave miciosa – della favola disneyana della bella e la bestia.
Personalmente ho trovato il volume di Little Norby davvero grazioso e approfondirò meglio la conoscenza di questa casa editrice, fresca, e giovanile che mi ha accolto con un sorriso cordiale a Lucca, offrendomi anche la possibilità di portarmi a casa un piccolo regalo.

Little Norby
Manfont edizioni
12 euro
71 pagine

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Ott 28, 2014 - Recensioni    No Comments

M. Keating, Gli avventurieri delle Indie.

«Quindici uomini sulla cassa del morto yo-ho-ho e una bottiglia di rum! Bevi che il diavolo ha già fatto il resto oh oh oh e una bottiglia di rum!»
Chiunque ami i pirati riconoscerà sicuramente questa canzoncina che riporta alla memoria antiche avventure, tesori nascosti e uomini con un occhio solo. Stevenson aprì le porte a questo pianeta narrativo, grazie all’Isola del Tesoro, che ancora viene considerato una delle pietre miliari della nostra adolescenza e di quella – si spera – dei ragazzi di oggi. 
Ma l’universo legato al mondo della pirateria è enorme, e dopo il successo dell’Isola del Tesoro, sono in molti ad aver provato a solcare i mari della fantasia per raggiungere il successo come fece Stevenson. 
Visto che io – particolarmente – amo i pirati, tanto da sciropparmi video, film, saggi e quant’altro, potrei diventare assai puntigliosa su un possibile romanzo del genere. Superando questo primo punto, ho deciso di dare l’opportunità ad un certo Mark Keating, di sorprendermi. Andiamo quindi per ordine.

Ho iniziato a leggere “Gli avventurieri delle Indie” di Mark Keating, edito dalla rinomata Longanesi, con una certa curiosità, sperando di trovare dentro al romanzo avventura, storia, e colpi di scena. Devo dire che la sinossi prometteva bene, e la prima “spizzicatura” come potrebbe chiamarla Pennac, mi ha dato fiducia.
La trama parla di un ragazzo, la cui infanzia viene trascorsa in compagnia dei topi, in un paesino irlandese dove ha imparato a bestemmiare prima che a pregare. Un padre che lo vende, a soli otto anni, in cambio di quattro ghinee. Già da bambino Patrick Devlin ha capito che la vita di un uomo può valere pochissimo. Ora che è cresciuto, però, non ha nessuna intenzione di svendere la propria. Dopo anni trascorsi fra Irlanda, Francia e Inghilterra, accumulando guai con la giustizia e non avendo mai nulla da perdere, Devlin si imbarca sulla Noble del comandante John Coxon e, non molto tempo dopo, si trova a fronteggiare l’arrembaggio di una nave pirata lungo le coste dell’Africa settentrionale. Mentre la Noble affonda, Devlin viene fatto prigioniero dei pirati sulla loro nave. È lì che decide di accettare le loro clausole d’ingaggio in attesa dell’occasione giusta per scappare. E l’occasione giusta arriva presto, ma non è per scappare, bensì per restare: nel vano tentativo di salvarsi da morte certa, un prigioniero francese confessa a Devlin di possedere la mappa di un tesoro favoloso. Un segreto che il novello pirata conserva gelosamente insieme alla mappa, finché non riesce a convincere i nuovi compagni a tentare la sorte insieme a lui. Così, mentre le grandi potenze europee del XVIII secolo combattono – le loro guerre per il controllo dei mari e delle rotte, Patrick Devlin diventa l’uomo più astuto e più temuto dell’età d’oro della pirateria.
Una gran bella trama che l’autore riesce anche a sviluppare bene, con una scrittura precisa, corretta, che rispecchia non solo l’ambientazione di genere ma anche il modo di vivere dell’epoca. All’inizio può sembrare un po’ dispersivo, ad un primo impatto, visto che il gioco e le sottotrame comprendono più personaggi, i quali appartengono a diverse fazioni. Tuttavia, bisogna riconoscere che in questo romanzo di esordio, Keating riesce a muoversi all’interno della sua storia con una certa dimestichezza, attraverso gli occhi dei propri personaggi che si dimostrano essere completi sia dal punto di vista caratteriale che visivo. Dar luce ai propri personaggi non è una cosa semplice, bisogna vederli e immaginarseli di fronte a sé, per riuscire a mostrarli nello stesso modo al lettore; e in questo libro ho incontrato personaggi principali e secondari creati con cura, ma sopratutto coerenti con il proprio carattere e il proprio allineamento per tutto il romanzo. Cosa non da poco, che mi ha fatto molto piacere.
Riuscire a costruire un romanzo con ambientazione storica non è facile, ci vuole impegno e a volte, anche molta devozione. Si potrebbe dire che vale la stessa regola di sempre: “per scrivere bisogna leggere”; infatti, per scrivere un romanzo con ambientazione piratesca, bisogna almeno leggere qualche saggio sui pirati. In questo modo, si può conoscere il loro modo di vivere, gli usi, i costumi e anche la vita sopra la nave oltre che il gergo tecnico navale. Anche qui, Mark Keating sorprende, e si vede che ha fatto i compiti a casa! Se bisogna dargli atto che sia riuscito a narrare gli eventi e a ricostruire in modo impeccabile l’ambientazione e la vita piratesca, di contro bisogna dire una cosa: il troppo, stanca. L’inserimento eccessivo di spiegazioni tecniche riguardo la vita in mare o riguardo le parti della nave, rendono a tratti pesante e rallentano il ritmo della narrazione, costringendo il lettore ad estraniarsi dalla storia, per concentrarsi sulle spiegazioni teoriche del funzionamento della nave. Un errore che potrebbe costare il ritmo del romanzo, e che alla lunga potrebbe risultare saccente.
Mi sarei aspettata più azione in un crescendo fino ad un finale d’effetto, cosa che sinceramente mi è un po’ mancata. L’azione c’è, le congetture pure, ma il finale lascia un po’ a desiderare, risultando un po’ spoglio. Per il resto, rimane comunque un buon romanzo da leggere prima di andare a dormire.

Voto Finale: ★★★☆☆ 

Gli avventurieri delle Indie
Mark Keating
Longanesi
371 pagine
18,60 euro

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Ott 21, 2014 - COOL-tura    No Comments

Intervista a Bianca Pitzorno

Premetto che non l’ho fatta io (magari! Pensavate che io fossi così avaanti eh?!) ma ci tengo davvero a riproporla, qui, su Lontani dal Mondo. Ho avuto modo di incontrare i personaggi di Bianca Pitzorno quando ero bambina, leggendo e amando i suoi romanzi, che ho riscoperto per la tesi di laurea giusto qualche anno fa. L’intervista si concentra sul tema della animazione della lettura, che ormai va tanto di moda per stimolare il bambino a leggere e ad avvicinarsi al libro, e mi sento di condividere con voi i contenuti di questa intervista, pubblicata sulla rivista “Il Pepeverde” (rivista di letture e letterature per ragazzi).

  • Che cosa pensa della dilagante moda della “promozione della lettura”, che sembra aver contagiato un po’ tutti?

A dire la verità sono un po’ preoccupata, perché mi pare che ci siano alcune ambiguità da chiarire. Che cosa vuol dire promuovere la lettura? Io penso che innanzitutto l’amore della lettura si trasmetta attraverso l’esempio, e che lo si possa fare con i libri, intendo dire ponendo i libri in primo piano, leggendoli e offrendo l’opportunità di farlo. È come dire a qualcuno: “Mi piace leggere e te lo dimostro”. È normale che gli editori utilizzino strategie di mercato per vendere sempre più libri, ma chi non deve vendere non può fare del libro un semplice “pretesto” che tradisce il testo. Quando si organizzano incontri e manifestazioni in cui il libro rischia di diventare un mezzo, quasi un accessorio e perdersi tra zucchero filato e capriole, indovinelli e canzoni, ecco io non credo che si faccia un buon servizio alla lettura. La promozione si fa con il linguaggio del libro, lasciando spazio alle parole e ai personaggi dei testi che si possono raccontare, scambiare e prestare.

  • Accanto alla santificazione da parte dei collegi docenti di mezza Italia del decalogo di Pennac, un’altra parola d’ordine quella dell’“animazione della lettura”. Lei è favorevole all’incontro ludico con i libri?

Anche qui si tratta di intendersi su quello che si vuole fare. Per carità, è assolutamente legittimo e anche divertente creare giochi di parole con i libri o mettere in scena una storia tratta da un libro. Ma deve essere chiaro che gli indovinelli, i giochi o la spettacolarizzazione del libro sono cose diverse dalla lettura. Io credo alla promozione della lettura, molto meno all’animazione, che non mi pare il modo migliore di far crescere l’amore per i libri.

  • Da scrittrice, come giudica l’interesse sempre maggiore per i libri per bambini e ragazzi di autori italiani?

Di per sé credo che il fenomeno sia positivo. L’interesse esclusivo per gli autori stranieri negli anni scorsi era perfino eccessivo. Oggi sembra che dalle scuole, soprattutto da parte delle scuole elementari, ci sia una forte richiesta di libri di autori italiani contemporanei. E l’editoria risponde a tale domanda. Ma mi viene un sospetto, che richiama quel che stavamo dicendo sulla promozione della lettura. Non sarà che le scuole cercano scrittori italiani perché sperano di far incontrare gli alunni con l’autore in carne ed ossa? C’è il rischio che questo diventi il criterio di scelta per leggere con i bambini. Se così fosse, sarebbe preoccupante, perché allora non si potrebbero leggere i libri di Roald Dahl o di Robert Westall perché sono morti!

  • Sempre più spesso gli scrittori vengono chiamati nelle scuole e nelle biblioteche per dar vita a “incontri con l’autore”. Che cosa ne pensa?

Ecco, io mi sento un po’ in controtendenza in proposito. L’autore deve parlare attraverso i libri che scrive, non promuovendo se stesso, salendo e scendendo da un treno all’altro. Chi accetta di farlo, rischia di non avere più il tempo necessario per la scrittura, un lavoro intellettuale faticoso e molto impegnativo, che richiede silenzio, concentrazione e un’attenta rielaborazione di esperienze. Vedo un ulteriore pericolo, che si cerchi l’autore simpatico, comunicativo, magari istrionico, mettendo in secondo piano la qualità di ciò che scrive. Un autore può essere anche un misantropo o un timido, ma non è quello che conta. L’importante è ciò che scrive. Alle scuole che mi invitano, la Mondadori invia una videocassetta che ho realizzato raccogliendo le domande e le risposte date in centinaia di incontri fatti con insegnanti e bambini di tutta Italia. Sia chiaro, non sono contraria agli incontri con i libri e con gli autori; ad esempio, vado volentieri alla Fiera di Mantova, che è un luogo in cui si incontrano gli scrittori e si parla di libri. Recentemente, presso la Libreria dei Ragazzi di Roberto Denti di Milano, ho tenuto sei incontri di lettura, rivolti a un pubblico misto, di adulti e ragazzi. Ho letto libri non miei, da Victor Hugo a Mark Twain a scrittori di oggi, scegliendo le letture sulle suggestioni di un tema. C’erano 150-200 persone, che ascoltavano in silenzio, senza domande, indovinelli e giochi. Ha funzionato, mi pare sia un buon esempio di promozione della lettura.

 Bianca Pitzorno è nata a Sassari nel 1942, ma da molti anni vive e lavora a Milano. Prima di dedicarsi alla scrittura, si è laureata in lettere, ha fatto l’archeologa e per sette anni ha lavorato come funzionario alla Rai, producendo trasmissioni televisive per bambini e ragazzi. Dal 1977 fa la scrittrice a tempo pieno, anche se con la televisione ha continuato a collaborare (ad esempio con la trasmissione per bambini “L’albero azzurro”). Nel 1985 ha sceneggiato per la televisione della Svizzera Italiana un film d’animazione a puntate, a metà tra fiaba e fantascienza, tradotto e diffuso in diversi paesi europei: Clorofilla dal cielo blu (Mondadori Junior). Ha scritto più di trenta libri per bambini e ragazzi, la maggior parte dei quali con protagonisti al femminile. Tra i suoi maggiori successi, L’incredibile storia di Lavinia (E. Elle, 1983), ormai un piccolo classico, continuamente ristampato; i racconti etimologici di Parlare a Vanvera (Mondadori Junior, 1989); il romanzo storico La bambina col falcone (1988, ora ripubblicato da Salani nei Grand’Istrice). Due romanzi per adolescenti sono apparsi nella collana Gaja Junior: Speciale Violante (1989) e Principessa Laurentina (1991). Da non perdere il romanzo-diario di un anno scolastico del dopoguerra, narrato con vivace realismo e pungente ironia: Ascolta il mio cuore (Mondadori Contemporanea, 1991). Re Mida ha le orecchie d’asino (Mondadori Contemporanea, 1996) un romanzo di formazione che racconta l’estate indimenticabile di un gruppo di ragazzine alla soglia dell’adolescenza, sul finire degli anni ’50. Gli ultimi libri sono La voce segreta (Mondadori Contemporanea, 1998), al confine tra il mondo reale e quello magico delle cose che parlano e A cavallo della scopa, apparso nella nuova collana Mondadori I sassolini (1999). Per chi vuole entrare nel mondo di una scrittrice che si sente «della stessa stirpe dei bambini», non c’è che da leggere Storia delle mie storie (Pratiche Editrice, 1995), una lunga conversazione a ruota libera, ricca di riflessioni e memorie personali sulla educazione alla lettura, le passioni e le esperienze letterarie dell’autrice.

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Ott 5, 2014 - Recensioni    No Comments

V. Maston, Io te e la vita degli altri

“Io, te e la vita degli altri” ha un impatto forte, con un incipit diretto ed estremamente chiaro che ti permette di entrare direttamente nella testa del protagonista. Ti risucchia in un vortice di pensieri, messi a nudo attraverso la voce narrante di Germain, ragazzo balbuziente che cerca di farsi la propria vita, sopravvivendo giorno dopo giorno alle difficoltà dettate dal suo handicap. Ammetto di aver avuto un rapporto d’amore ed odio fin dalle prime trenta pagine, e ora vi spiego anche perché. Il libro parte in quarta, con uno stile semplice, quasi banale, ma così comune con l’editoria attuale che un po’ ti lascia a bocca asciutta. Nonostante questo però, la trama ti spinge comunque ad andare avanti, per sapere in che guai si metterà Germain e per scoprire dove ti vuole portare l’autore. Non è una storia avvincente, e potrebbe adattarsi benissimo alla storia di una persona qualsiasi. Perchè Germain per contrastare il suo disturbo linguistico e la propria frustrazione lavorativa, si toglie lo sfizio di spintonare leggermente o fare piccoli sgambetti alle altre persone in metropolitana. Lì, è lui a comandare, ad avere il controllo sulle “vite degli altri” e a scegliere, personalmente, chi punire. Una idea originale che purtroppo però, si perde man mano che si procede nella lettura. Non è una storia complicata, quindi si segue la trama in modo semplice, e la lettura procede veloce anche grazie alla scelta stilistica dell’autore – forse anche troppo. Infatti, Maston, sceglie di usare la prima persona singolare per narrare le vicende del protagonista, quindi Germain si racconta, in realtà come se stesse scrivendo un diario o – peggio ancora – stesse parlando proprio con te, in uno dei tanti bar del centro. Frasi brevi, semplici, e linguaggio dialettale. Questa scelta narrativa mi ricorda un po’ lo stile di Fabio Volo che pare venda sempre milioni di copie. Tutto questo perché? Perché l’italiano medio è sostanzialmente pigro, e non ha ne voglia – ne capacità – di affrontare e capire la differenza tra un libro bello e un libro mediocre. Non dico questo libro faccia schifo, ne ho letti di peggio, ma alla fine non ti lascia niente, ti scorre via come un fiume in piena insieme ai problemi di Germain. La cosa sconvolgente, è che a tratti ho apprezzato qualche passaggio – come una pagina completamente bianca che mi ha lasciato un po’ sorpresa – ma non è stato sufficiente per lasciarmi una sensazione positiva a fine lettura. A rinforzare questa convinzione, aldilà dello stile scelto – che bisogna dire va piuttosto di moda nei libri pubblicati al giorno d’oggi -, è il fatto che i personaggi si perdano e risultino privi di una vera e profonda personalità. Germain, Clotilde, Claire, Vianney, Mark e la schiera di colleghi di lavoro che vengono spesso citati nel libro, non hanno una identità stabilita e chiara, e risulta difficile al lettore inquadrarne e immaginarne anche solo la fisicità. Sembra che l’autore si sia messo a scrivere un giorno, senza pensare o avere ben chiara una linea precisa per i protagonisti, senza vederne chiaramente l’aspetto, e senza redigere un background sulla quale poi scrivere attorno il romanzo. Questa mancanza, di conseguenza, si rovescia sul lettore che a sua volta non riesce ad entrare nei personaggi che appaiono piatti, vuoti, e quindi irreali. La storia comunque prosegue, con un colpo di scena che si risolve frettolosamente nel giro di una trentina di pagine verso la fine del libro. Tirando le somme, si tratta di una lettura frizzante, ma poco convincente, immersa nel mondo frenetico di una Parigi lontana dalla comune immagine romantica. Mi sento di consigliare questo libro a coloro che non hanno particolari esigenze come lettori, e che vogliono perdere qualche ora in una storia semplice, a tratti ironica, ma comunque lontano dalla descrizione in terza di copertina che lo etichetta come “un romanzo sulla forza delle intenzioni, sul potere della volontà, un inno alle piccole azioni […] metà tra il Favoloso mondo di Amélie e un musical.” Già il fatto che abbia anche preso in considerazione l’idea di paragonarlo al Favoloso mondo di Amèlie (che è uno dei miei film preferiti) poteva essere un segnale che avrebbe dovuto allarmarmi.

Io, te e le vite degli altri
Vincent Maston
Salani editore
221 pagine
13,90 euro

Voto Finale: ★★☆☆☆ 

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