Dic 29, 2014 - Recensioni    No Comments

E. De Luca, I pesci non chiudono gli occhi

“Chiudi quei benedetti occhi di pesce.” “Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere.”

Dopo un mese direi che è ora di scrivere un’altra recensione. Non credete che io abbia battuto la fiacca, ho letto ma ho anche dormito, seguito i lavori per la casa nuova e tante altre belle cose che mi hanno tenuto occupata. Quindi eccoci qui, oggi a parlare di un libro che ho finito in meno di 24 ore. Sto parlando di “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri de Luca. Tutti siamo stati bambini e tutti ricordiamo momenti della nostra infanzia, in modo più o meno nitido; ma riuscire a mettere su carta la propria infanzia ed essere in grado di trasmettere al lettore le sensazioni vissute, è una cosa da pochi. Questa è la magia di Erri de Luca. Avevo già letto due libri di questo autore, quindi non è stata una scoperta, ma piuttosto una conferma del talento dell’autore. In questo romanzo, troviamo un uomo che rivive il suo passato attraverso i propri ricordi e con un filo di voce nostalgica – perché sembra quasi parlare di fronte a te – ci racconta com’era la sua vita a Napoli, quando aveva appena dieci anni. Ma dieci anni è una età importante, quasi di transizione, in cui ci si sente stretti in un corpo troppo piccolo, che non rispecchia la crescita interiore. A dieci anni l’età si scrive per la prima volta con due cifre. È un salto in alto, in lungo e in largo, ma il corpo resta scarso di statura mentre la testa si precipita avanti. D’estate si concentra una fretta di crescere. Così, quest’uomo, cinquant’anni dopo, torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accadde il necessario e pure l’abbondante. Le sue mani di allora, capaci di nuoto e non di difesa, imparano lo stupore del verbo mantenere, che è tenere per mano. Ci tiene per mano, Erri de Luca, mentre ci porta nella sua terra natale a scoprire quanto bello era vivere tra i pescherecci e il mare, che accarezza la riva mentre crescere non è mai stato così difficile, ma al tempo stesso, facile. Le emozioni si legano alle parole, mentre i nostri occhi viaggiano lontano, spalcati sulla vita di questo bambino che cerca di capire sé stesso ma anche gli adulti, basandosi sulle storie dei libri che tanto ama leggere. Ma la realtà si fa vera sulla sua pelle quando conosce una ragazzina che sembra diventare improvvisamente il centro del mondo, mentre “il resto intorno andava fuori fuoco”. Si conferma l’abilità dell’autore di trasmettere le proprie sensazioni, il proprio vissuto, con la semplicità di poche parole ma precise, che sanno andare dirette al punto, senza giri o complicazioni. L’utilizzo di alcune parole in napoletano è una scelta dell’autore, che arricchisce il testo e non lo appesantisce, inserite con sapienza e se necessario, spiegate con successiva traduzione. Si tratta di un romanzo relativamente breve, di solo centoquindici pagine, privo di capitoli ma con adeguati capoversi che rendono la lettura scorrevole e per niente pesante. C’è un qualcosa di personale in questa autobiografia che riesce a portare a galla anche i tuoi ricordi, e forse è riuscito a riportare su quella spiaggia anche la ragazzina, ormai donna, ormai perduta e forse sposata. Mi piace pensare che abbia letto questo libro e che si sia riconosciuta nella “lei” di un tempo. Mi piace pensare che piangendo si sia asciugata le lacrime con il palmo liscio come il guscio di una conchiglia. Mi piace pensare che sia diventata giudice o zoologa. Mi piace pensare che abbia preso l’abitudine di baciare con gli occhi aperti. Perché, si sa, i pesci non chiudono gli occhi.

Voto Finale: ★★★★★ 

Erri de Luca
I pesci non chiudono gli occhi
Feltrinelli editore
115 pagine
12 euro

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Nov 30, 2014 - Recensioni    No Comments

C. Whitehead, Zona Uno

Einaudi scrive in quarta di copertina: “La fine del mondo come non era mai stata raccontata”. Si, esatto, in modo assolutamente noioso. Difficilmente trovo libri che faccio fatica a finire, e Zona uno di Colson Whitehead è uno di questi. Strano, direte voi, visto che dovrebbe parlare di zombie. Ora spiegatemi, come è possibile rendere una atmosfera così horror e piena di spunti narrativi in un surrogato di niente. Se pensate che la serie televisiva The Walking dead (e parlo della serie tv, non del fumetto!) sia noiosa e la tiri per le lunghe ad ogni puntata, non avete idea di cosa può farvi leggere Zona Uno.
Il libro, in sé, ha una trama ricca di contenuti che se sviluppati correttamente avrebbero potuto dare a questo libro uno spessore notevole: l’evento conosciuto come Ultima Sera ha portato, anni prima, al risveglio dei morti ed alla quasi estinzione del genere umano tramite morso e quindi contagio. Dopo un iniziale collasso il governo USA è riuscito a stabilire una nuova sede a Buffalo, organizzando i sopravvissuti (termine evidentemente vecchio, sostituito dal patriottico “Fenice Americana”) e cercando di dar loro un nuovo futuro con nuove leggi ed un nuovo obiettivo: riprendersi i territori in mano agli “schel” (Perchè evidentemente chiamargli Zombie era troppo mainstream). Ora, tralasciando lo spirito patriottico americano, il libro in sé ha delle idee forti sulla quale l’autore avrebbe potuto costruire un bel romanzo se le avesse sviluppate in modo corretto.
Seguiamo le vicissitudini del protagonista, Mark Spitz (soprannome che viene svelato all’ultimo e che personalmente ho trovato troppo lungo e pressochè superfluo), uno dei tanti “spazzini” incaricati a ripulire le strade dai non-morti al fine di rendere la Zona uno di Manhattan nuovamente vivibile, prima di passare alle altre zone. È interessante la società attorno al quale il libro si muove: la vita dei sopravvisuti gira attorno all’azione dei militari, il cui compito è quello di spazzare via il grosso del nemico per permettere nelle campagne il lavoro dei demolitori (lavoro che consiste nel liberare le vie di comunicazione tra le roccaforti umane così da muovere liberamente mezzi e uomini) e far sì che nelle città fortificate gli spazzini possano cercare ed eliminare i mostri sfuggiti all’epurazione mentre gli addetti allo smaltimento possano eliminarne le carcasse definitivamente morte. Per quanto riguarda gli Zombie o Schel, troviamo due categorie: zombie “normali” a cui forse siamo un po’ abituati, lenti ma pericolosi – sinceramente quelli che preferisco – e quelli che vengono chiamati “Ritardatari”, perchè rimasti immobili in un posto per l’eternità, incuranti della vita umana, e per questo meno pericolosi. Ancora non capisco come quest’ultimi possano provocare anche un minimo senso di angoscia. Sono  immobili. Wow. Aiuto. Se la trama è anche gustosa, e non rappresenta  il problema del libro, allora cos’è che non va?
La scrittura di Whitehead è raffinata, curata e corretta, niente da dire, è un libro scritto bene, forse troppo bene. È proprio nella scelta narrativa degli eventi che si trova il problema: quello che rovina la lettura è lo stile usato per la narrazione, un’esposizione molto “newyorkese” che troverebbe miglior locazione in un episodio di Sex & The City (non che in questo libro si parli di problemi sentimentali di donne altolocate, sia chiaro, ma è l’esempio che forse rende meglio l’idea). Troppo spesso l’autore si focalizza su esperienze cittadine estranee ad un comune lettore europeo, spendendo troppe righe per concetti di cui il libro potrebbe tranquillamente far a meno, inoltre la narrazione troppo spesso salta dal “presente” (del libro, che è suddiviso in tre capitoli dedicati a tre consecutive giornate) al passato buttando nel ricordo ulteriori flashback che rendono pesante la lettura. Quindi si arriva alla fine del libro – le cui ultime 12 pagine rappresentano gli unici momenti interessanti di Zona Uno – che ci si chiede di cosa parli in realtà questo libro. Non metto in dubbio le capacità di scrittura di questo autore americano, ma il fatto che apra ste cavolo di parentesi, e dentro a queste parentesi ci sono altre parentesi, rende la lettura davvero pesante e difficile. In certi punti non si capisce assolutamente nulla e si rischia di perdere il punto del discorso e più volte mi è capitato di dire “di che cosa sta parlando??!” sbattendo il libro di qua e di là sulla tavola.
In conclusione, questo libro ha tante buone idee rovinate da uno stile narrativo troppo “ricercato”. Un vero peccato perchè una maggiore semplicità espositiva, focalizzata su ciò che realmente conta in una Zombie novel, avrebbe prodotto un titolo piacevole per tutti.

Voto Finale: ★★☆☆☆ 

Zona Uno
Colson Whitehead
Einaudi
308 pagine

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Nov 23, 2014 - Graphic novels    No Comments

Brrémaud e Antista, Gatti!

Amanti dei felini a me gli occhi!
Bene, ora che ho la vostra attenzione posso procedere con la recensione di questo volume che ho comprato a Lucca Comics quest’anno, e che ho avuto il piacere di leggere sotto le coperte, di fronte ad una stufa accesa, sul mio caldo e accogliente divano in montagna. Chi possiede un gatto potrà di certo capire il mio entusiasmo dopo aver letto “Gatti! Vol.1” di Frederic Brrémaud con i favolosi disegni di Paola Antista, edito da di ReNoir Comics. Questo volume comprato a Lucca Comics 2014, si è rivelato una chicca piena di colori e simpatia. La storia ruota attorno alle vite di Manon, Erika e Camille, tre amiche di diciassette anni che si ritrovano ad avere tra le loro vite una piccola palla di pelo con la quale convivere: Pompelmo, Bouboule e Imnopet.

La scelta narrativa è particolare, e le brevi pagine introduttive portano ad un susseguirsi di sketch dove i gatti sono i veri protagonisti delle disavventure delle loro padroncine. Si tratta di un volume costruito sulla base di sketch auto conclusivi che tuttavia mantengono un filo narrativo generale e cronologico che ti spinge a leggere la pagina successiva. Non mancano, inoltre, brevi storie che si sviluppano su circa quattro o cinque pagine, le quali smezzano un po’ il ritmo frenetico tipico degli sketch.
L’atmosfera che si respira leggendo “Gatti!” è leggera e ironica, grazie ai disegni freschi di Paola Antista che con matite semplici e un tratto simil-cartoonato riesce a trasmettere al lettore la carica emotiva dei personaggi sia umani che animali. L’esperienza visiva viene resa ancora più apprezzabile grazie alla colorazione, che riesce a dare spessore ai disegni rendendo luminoso il volume; il quale viene valorizzato ulteriormente da una edizione brossurata ed elegante che rispecchia la cura nel dettaglio di questa casa editrice.

“Gatti!” è un susseguirsi di avventure in novantuno pagine, in cui è possibile ritrovare un po’ del proprio animale domestico tra i comportamenti di Pompelmo e i suoi amici. Irriverenti, simpatici, travolgenti e di una dolcezza infinita, questi gatti sapranno accoglierti, punzecchiarti, amarti, e coccolarti come mai avresti pensato! Non rimane che dar loro l’occasione di entrare nelle vostre vite leggendo questo volume e magari anche tutti gli altri a seguire. Tutto ciò fa di Gatti! un volume da avere nella propria libreria, specialmente per gli amanti dei felini.
Personalmente, posso dire che a Lucca ho avuto il piacere di incontrare la disegnatrice, che è stata così gentile da lasciarmi un ricordo speciale all’interno della mia copia, ritraendo una scena che mi ha ricordato la mia gatta dispettosa.

Titolo: Gatti!
Autori: Paola Antista, Frédéric Brrémaud
Editore: ReNoir Comics
Data di Pubblicazione: Gennaio 2015
96 Pagine
12,90 euro

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O.Farg, Aldilà nei sogni

Altro esordiente, altra corsa. Vediamo di fare il punto della situazione: Aldilà nei sogni è un libro che si legge velocemente, in qualche ora, e che si presta benissimo come lettura di evasione. L’autore usa uno pseudonimo – Otil Farg – e preferisce non rivelare dati salienti riguardo alla propria vita, ma ho avuto modo di capire che è una persona introspettiva. La conferma arriva attraverso la lettura di questo libro, che si presenta quasi come un racconto lungo più che come romanzo. Esiste un ponte tra realtà ed immaginazione? E quale delle due dimensioni viene influenzata maggiormente dall’altra? Un uomo che non ha mai veramente avuto la possibilità di controllare la sua vita, di prendere delle decisioni che non fossero solo le sue, si ritrova dentro una storia in cui dovrà fare i conti con le sue debolezze e la responsabilità delle proprie intenzioni. Dopo aver letto questa sinossi ho iniziato la lettura del libro, al centro del quale troviamo un uomo e una donna che si incontrano e sembrano essere connessi grazie ad una forza superiore come il destino, un qualcosa che all’inizio sfugge al lettore, ma che si capisce con il proseguire della lettura. Sembrerebbe una storia qualunque se non fosse che i due personaggi principali si incontrano nei sogni, come se fossero bloccati in uno stadio etereo per raggiungere un fine superiore. In una continua riflessione tra il sogno e la veglia, Aldilà nei sogni cerca di lasciare il segno metafisico della vita, dell’importanza di essere sereni, e di vivere al meglio la nostra vita. L’idea di base non è male, ma ho trovato il modo in cui l’autore ha voluto esprimere la sua visione della vita, nonchè lo svolgersi dell’intera storia, un po’ deludente. La scrittura è semplice, scorrevole anche se a tratti i dialoghi e la narrazione sono ridotti all’osso, rischiando di perdere la lentezza della lettura favorendo un ritmo più veloce e moderno che riprende un po’ gli standard di comunicazione tecnologica a cui siamo abituati. Il troppo stanca ma il troppo poco impoverisce. Sono presenti alcuni errori grammaticali, ma penso sia una conseguenza del self-publishing e la mancanza di un editing professionale che di solito attanaglia questo genere di narrativa autopubblicata.
Tornando alla storia, come dicevo prima, l’idea di base è bella, e io guardando Inception mi sono innamorata, quindi un po’ ci speravo di leggere un libro all’altezza della propria sinossi. Eppure, dentro a questi sogni non ci ho trovato molto, se non due personaggi un po’ piatti e stereotipati che non hanno lasciato il segno. Quello che mi è parso di vedere, una volta arrivata alla fine del libro, è che l’autore non avesse ben chiaro l’obiettivo o ciò che avrebbe voluto trasmettere al lettore perchè le continue riflessioni sulla vita e sulla buona condotta sembrano li pronte per farti la morale, quando in realtà non ne avresti bisogno. Stiamo dentro ai ricordi del protagonista, alle sue riflessioni, ma dov’è l’azione? il colpo di scena? qualcosa che mi lasci il segno io non l’ho proprio trovato. Questo forse fa di me una persona povera, ma il mio giudizio rimane.
Aldilà nei sogni rimane un libro che si presta ad essere una lettura adatta per il lettore medio, ma un po’ meno per i lettori più esigenti – come me, of course. Ed è proprio su questa idea di base che nasconde potenzialità notevoli sulla quale consiglio di lavorare; e magari, in questo modo, approfondire l’interiorità dei personaggi, i dialoghi, l’atmosfera che dovrebbe essere degna di un sogno mutando aspetto e costruendo anche un qualcosa di magico in bilico tra il sonno e la veglia.

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Nov 14, 2014 - Graphic novels    No Comments

Riff Reb’s, A bordo della Stella del Mattino

“C’è un uomo appeso al patibolo di Savannah, lungo la passeggiata che guarda l’oceano.”

Dopo “Il Lupo dei Mari” che ho amato tantissimo e di cui potrete trovare una completa recensione qui, ho avuto il piacere di intraprendere un altro viaggio, questa volta “A bordo della Stella del Mattino” sospinta dalle onde narrative di Dominique Duprez, in arte Riff Reb’s. Autore francese che ho avuto il piacere di conoscere personalmente a Lucca Comics quest’anno, disponibile e simpatico, ho trovato in lui un nuovo talento da amare, e questo volume ne è la conferma. Siamo nel 1700, veniamo travolti dalla forza incisiva delle parole di un vecchio, che inizia a scrivere e narrare le proprie memorie; ed è attraverso queste che scopriremo la sua vita passata a bordo della nave pirata Stella del Mattino capitanata dal rocambolesco George Merry. Se questo vi dice qualcosa, è normale: la storia è un riadattamento a fumetti dell’opera narrativa di Pierre Mac Orlan “A bordo della Stella Mattutina”. Anche questa volta, come fu con ilimages-1 Lupo dei Mari, Riff Reb’s stupisce, e si dimostra all’altezza di illustrarci in maniera divina questa storia senza snaturare il testo o inceppare in perdite di spessore narrativo dovuto alla trasposizione a fumetti.

Come dicevamo prima, è una storia di uomini di mare, rozzi, sporchi, rinnegati, soli ma in fondo anche un po’ romantici; i quali ci mostrano la loro storia attraverso tredici capitoli intensi, ricchi di colpi di scena e vita piratesca che l’autore riesce ad incarnare perfettamente dentro allo spessore dei propri personaggi. Sono, infatti, proprio i personaggi a dare corpo a questa opera, che disegnati con cura possiedono una carica espressiva forte ed intuitiva, ma mai pesante. I toni scuri abbracciano le ombre, e la scelta dei colori freddi sfiorano tonalità più calde solo in relazione all’emozione trasmessa dalla storia, rinforzando l’aspetto emotivo che scuote l’animo del lettore arricchendo l’esperienza visiva insieme alla lettura. Il testo conferma la conoscenza dell’autore del panorama piratesco e delle usanze dell’epoca, senza ingannarsi in strafalcioni epocali che sono frequenti ai giorni d’oggi. A concludere e a rendere questa graphic novel degna di essere sfoggiata in libreria, sono gli studi dei personaggi illustrati attraverso gli schizzi dell’autore nelle pagine conclusive del volume.Dei sinceri complimenti vanno anche alla casa editrice che ha saputo dare all’opera e all’autore l’importanza che merita, attraverso la creazione di questo volume brossurato che mostra una accurata cura ai dettagli.
È una storia potente, a tratti cruda che non perdona, ma anche un po’ romantica che sfocia nel poetico con la stessa delicatezza di un canto di una donna. Impossibile quindi non venire travolti dalla burrasca di emozioni che questo volume riesce a trasmetterti… e quando la pioggia impervia sul ponte e ne scuote le sartie, non abbiamo altra scelta che affidarci alla discutibile accoglienza del capitano Merry e della sua ciurma di sgangherati uomini di mare e io, dopo questo lungo viaggio ho il piacere di potermi tenere con me un pezzo ricordo speciale.

A bordo della Stella del Mattino
Riff Reb’s
Kleiner Flug
120 Pagine
21×28,5 cm, Brossurato, Colori
Prezzo 15 euro

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