Nov 3, 2015 - Graphic novels    No Comments

Radice, Turconi; Il Porto Proibito.

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“In questo ci somigliavamo: tesi verso l’infinito, bisognosi d’immenso.
Come stelle… che solo in cielo, e in mare, trovano lo spazio di essere.”

WP_20151103_004Avevo promesso che sarei tornata a scrivere quindi eccomi qui pronta per parlarvi di un volume davvero prezioso. Si chiama “Il Porto Proibito”, graphic novel scritta da Teresa Radice e Stefano Turconi, ed edito da Bao Publishing. Sono entrata in possesso di questo libro al Treviso Comics dove gli autori mi hanno gentilmente firmato la copia, e Turconi mi ha fatto uno sketch adorabile. Inutile dire che l’ho finito in breve tempo, seppur il fumetto sia ricco di dettagli sulla quale vale la pena soffermarsi.
La storia gira attorno alla storia di Abel, un giovane naufrago afflitto da amnesia che viene recuperato dal comandante dell’Explorer. Sarà li, tra vele e armeggi che il giovane ragazzo cercherà di ritrovare chi era, scavando nella propria vita con discrezione ma dolcezza; intrecciando la propria vita e i propri ricordi che riaffioreranno piano piano come la spuma delle onde con quelle degli altri personaggi.
La raffinatezza dei tratti del disegno, rispecchia l’animo dei personaggi che risultano essere completi sotto ogni punto di vista. Rende quasi visibile quel contrasto tra la potenza delle loro vite e dei loro pensieri, e il tratto semplice, appena abbozzato e leggero che ti accompagna per tutto il volume. Non sono presenti chine, ma solo matite e questo non fa altro che rendere più prezioso questo volume.
All’inizio ti scopri insicura, ritrovandoti in un mondo di marinai, mozzi, prostitute e tesori nascosti. Ti senti quasi affine all’insicurezza di Abel, con la quale si affaccia ad un mondo che lo vuole pronto e sicuro, e che lo sorprende ogni volta con la semplicità di un canto di violino.

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La storia è profonda, solida e mostra in tutta la sua composizione la preparazione degli autori, che non si sono distratti e lasciati trasportare dalle loro stesse navi, ma hanno saputo gestire un viaggio importante senza far perdere di ritmo il volume. Si tratta di una storia di crescita, di formazione, di amore, di ricordi malinconici e bugie sottili che prendono corpo all’interno dei personaggi di Abel, Rebecca, il capitano Nathan MacLeod, e le tre sorelle della locanda. Leggendo le pagine del Porto Proibito, si trattiene il fiato e si sorride, di fronte al modo in cui attraverso i personaggi, gli autori sono in grado di mettere in risalto temi importanti come la ricerca di sé, la vita in mare, ma anche la possibilità di avere una seconda opportunità con la quale poter chiudere i conti alla ricerca della serenità che solo il “nostro” Porto Proibito saprà darci.
porto 2Si tratta di un volume ricco di dettagli non solo visivi grazie alle abili doti del disegnatore, ma anche letterari, che vengono in superficie con la stessa leggerezza delle bollicine, dando spessore ulteriore a quello che si conferma essere una graphic nobel preziosa da tenere assolutamente in libreria. Per non parlare della ricostruzione storica che si fonde con la fantasia e ti accompagna a mare aperto insieme a note musicali e citazioni. Quindi fumetto, narrativa e musica si uniscono in un intreccio sinuoso che da vita ad un volume che Bao Publishing ha saputo valorizzare grazie ad un edizione pregiata dalla copertina convincente e accattivante. Un po’ come la storia che troverete dentro al volume, insomma.
A dare conferma di quanto già detto sopra, non è che l’entusiasmo degli autori incontrati giusto due giorni fa a Lucca Comics&Games, che con gli occhi ancora lucidi e la voce incredula mi hanno comunicato di aver vinto il premio come “Miglior graphic novel” ai Gran Guinigi 2015!
Quindi auguro a tutti buon viaggio, e spiegate le vele verso l’orizzonte!

Voto Finale: ★★★★☆ 

Il Porto Proibito
Teresa Radice & Stefano Turconi
Bao Publishing
21 euro

Set 28, 2015 - COOL-tura    No Comments

Les Flaneurs Edizioni: Intervista a Bianca Cataldi

Di cose belle ne succedono tutti i giorni, basta sapere dove guardare! Così oggi vi voglio parlare di una nuova casa editrice indipendente, nata a Bari nel 2015. Sarei andata volentieri a farmi una vacanzina nel sud ma, aimhé, sono bloccata a Vicenza nel freddo autunnale tipico della Pianura Padana. Eppure non mi sono data per vinta e mi sono messa in contatto con Bianca Cataldi, scrittrice e editor di Les Flaneurs, in modo da offrirvi questa intervista. Colgo l’occasione per ringraziare per la disponibilità e auguro tante cose buone a questi ragazzi pieni di entusiasmo. Buona lettura!

1) Dal 2015 hai deciso di creare la casa editrice Les Flaneurs, com’è nata l’idea di questo progetto?

Questo progetto nasce innanzitutto dall’immenso amore per i libri che io e Alessio Rega condividiamo da sempre. Alla nostra passione personale si è poi aggiunto il desiderio di offrire agli scrittori un servizio completamente gratuito e di permettere così la diffusione e l’affermazione di talenti che spesso restano, loro malgrado, nell’ombra. Per questo motivo siamo del tutto contro ogni forma di editoria a pagamento. Noi crediamo negli autori e vogliamo dimostrarlo.

2) Avete deciso di strutturare la pubblicazione in più collane, come mai questa scelta?

L’idea delle collane è figlia di un bisogno di organizzazione interna che ci permetta di lavorare al meglio e che consenta al lettore e allo scrittore di sapersi orientare nel catalogo editoriale. In questo modo, possiamo anche attuare strategie di promozione mirate e sfruttare i canali social e i blog indirizzati a generi letterari ben precisi.

3) Quali sono le difficoltà operative più frequenti in cui vi imbattete quotidianamente?

Al di là delle difficoltà puramente tecniche che talvolta si possono incontrare, spesso i problemi riguardano la comunicazione con gli autori e con i lettori. Riceviamo a volte delle email che ci fanno chiaramente capire che il mittente non ha ben chiaro come funzioni una casa editrice e quali servizi offra. Non solo: spesso veniamo “tartassati” di email dagli autori che ci hanno inviato i loro manoscritti. Purtroppo abbiamo bisogno dei nostri tempi di valutazione (che comunque sono brevissimi rispetto agli standard). Il lavoro ben fatto necessita del suo tempo.

4) Le soddisfazioni più grosse ottenute sinora?

Mantenersi in stretto contatto con i propri autori, vederli soddisfatti e, soprattutto, “incrociare” i romanzi firmati da noi in libreria.

5) In quanto nuova casa editrice, cosa pensate dell’attuale mercato editoriale in Italia?

Come sempre, il mercato ha delle leggi da rispettare. Più la casa editrice è grande, più deve sottostare a queste leggi. Per questo motivo, spesso in libreria vediamo libri “tutti uguali”: il mercato editoriale è schiavo delle mode e non possiamo neppure fargliene una colpa perché la vita va così in ogni campo. Per questo sono felice di appartenere a una realtà indipendente: siamo veramente liberi di pubblicare ciò che riteniamo sia degno di questo privilegio.

6) Visto l’attuale panorama italiano come pensate di farvi notare con idee innovative?

Stiamo pensando a una serie di strategie di promozione sul web. Per il momento non posso ancora dire molto, ma sicuramente ci saranno delle sorprese!

7) Con quali criteri scegliete di pubblicare un libro e quali sono i difetti che riscontrate più spesso in un manoscritto?

Ciò che deve attrarci è prima di tutto la storia: se la materia prima è buona, il lavoro di editing può salvare una forma precaria e permettere all’autore di confezionare un ottimo libro. Spesso i romanzi nei quali ci imbattiamo sono pieni di eccessivo autobiografismo o di citazionismo fine a se stesso. In alcuni casi, il lavoro di editing può salvare il libro. In altri casi, è preferibile per l’autore rivedere il suo romanzo e riproporlo alla casa editrice in un secondo momento.

8) Due consigli agli scrittori: cosa fare e cosa non fare assolutamente quando si rivolgono a voi.

Cosa fare: informarsi prima di contattarci. Riceviamo ancora email da autori che intendono pagarci per il nostro lavoro mentre è chiaro ormai a tutti che siamo NO EAP.

Cosa non fare: trattarci con modi arroganti. Essere umili è il primo passo verso il successo. Trattare un editore con fare saccente non può portare a nulla di buono.

9) Per quanto riguarda i tuoi progetti personali, da poco hai pubblicato il libro “Isolde non c’è più”, ce ne vuoi parlare? Hai altri progetti futuri?

Isolde è il mio libro del cuore, il lavoro che mi ha tenuta impegnata per quattro anni e che ho passato tantissime giornate a limare, correggere, limare, correggere… E’ la storia della fine di un’adolescenza, di un periodo di transizione ed è, non lo nascondo, una storia d’amore. Qualche giorno fa ho pubblicato Riverside, il primo volume di una saga di genere fantasy/contemporaneo, e prevedo a breve l’uscita dei due seguiti. Il mese prossimo, invece, sarà finalmente disponibile online la versione ebook del mio secondo romanzo, Waiting room.

Ago 9, 2015 - Recensioni    No Comments

M. Serra, Gli Sdraiati

Potrei dire che questo libro rispecchia in tutto e per tutto la mia pigrizia estiva. Non perché sia un libro lento, noioso e difficile da leggere, ma perché mi sono dannatamente ritrovata nei panni del figlio appena diciottenne (si, mi sento giovane dentro) e in quello svacco totale in cui vive in questo libro. Ma andiamo per ordine.
“Gli Sdraiati” di Michele Serra non racconta niente di nuovo, ma si concentra in un argomento che probabilmente tocca e ha toccato gran parte di noi, cioè il rapporto genitore-figlio adolescente. Si tratta di un libro che è stato pesantemente spinto dai media, e per quanto io solitamente sia riluttante all’idea di fidarmi della eccessiva pubblicità, questa volta ho deciso di farmi forza. In sole 108 pagine, le quali si leggono davvero con una velocità sorprendente – visto che il libro si compone di mini-capitoli di poche pagine – Serra ci presenta il figlio adolescente attraverso i propri occhi da genitore, come un sdraiato. Una nuova categoria nel quale rientrano le nuove generazioni di ragazzi avvolti nelle loro felpe e circondati dai loro oggetti tecnologici come fossero prolungamenti post-umani del corpo e del pensiero. Eccoli i figli di oggi, quelli che preferiscono la televisione allo spettacolo della natura, che non amano le bandiere dell’Ideale, ma che vivono anarchicamente nel loro godimento autistico, eccoli in un mondo dove «tutto rimane acceso, niente spento, tutto aperto, niente chiuso, tutto iniziato, niente concluso». Eccoli i consumisti perfetti, «il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, l’illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa».
Così attraverso lo sguardo di un padre stanco, rammaricato e forse un po’ dispiaciuto dall’assenza di un reale legame con il figlio sempre distante, rapito da quel fancazzismo generale così tipico della sua età, riusciamo a farci una idea chiara dello svolgimento della storia. Una storia fatta di pensieri, che riescono ad evocare ricordi lontani e farci un po’ ridere grazie alla penna ironica e un po’ satirica tipica di Serra.

La voce del padre che urla tre le righe del romanzo sottilmente racconta proprio di una non comprensione e per certi aspetti di una non accettazione del mondo dei figli, che può evolversi in un’inadeguatezza nel avvicinarsi a loro, o addirittura in un’ostilità. Ciò che non si conosce, spaventa e ciò che spaventa, o si allontana o si combatte. Proprio quello che l’autore si propone di portare in scena nel fantascientifico romanzo – descritto proprio nel libro a momenti alterni – di cui anticipa la genesi: è la lotta tra vecchi e giovani, tra la superiore lungimiranza dei primi e la confusione dei ultimi.  È un esercito di vanagloriosi, quello dei vecchi, troppo intenti a mostrarsi ancora forti e capaci, non finiti, da non capire quanto una battaglia contro i giovani sia inutile e infruttuosa e vada contro la bellezza, la natura e la vita stessa. In più troviamo un disperato bisogno di condivisione che cerca la sua realizzazione attraverso una giornata in montagna, alla scoperta di Colle della Nasca.  Si percepisce in poche righe, il desiderio di passare una giornata assieme, per riscoprire la bellezza della natura e la pace interiore che il padre chiaramente ha ritrovato in quel luogo; luogo che cerca ora, di far apprezzare al figlio, il quale purtroppo pare essere del tutto disinteressato. È proprio nel epilogo della gita in montagna che fa capolino l’essenzialità del messaggio dell’autore/padre. Bastano due sillabe urlate al fondo di un sentiero nel paesaggio dove ancora galleggiava la sua infanzia a destarlo dal dialogo mentale che si snoda per tutte le 100 pagine: è un’accusa, un richiamo all’ordine. “Io – non altri- sono quelle due sillabe. Io sono quello che deve. Forse non vuole, forse non può, comunque deve”. È un riconoscimento: la restituzione da parte del figlio al padre, del giovane al vecchio, dell’importanza di un ruolo, del suo peso imprescindibile, della sua necessaria presenza.
Quindi troviamo tre trame che si intrecciano in una principale, ma che si integrano tra loro, senza distrarsi e sopratutto distrarre il lettore.
Al di là di regole, schemi, consigli, cioè che rende genitori è esserci nella relazione, riconoscere la propria parte, senza dare per scontata l’assoluta adesione alla stessa. Si diventa genitori, ma si continua ad essere persone che seguitano comunque a vivere: “L’amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non richiede capacità che non siano istintive. Anche un idiota o un cinico ne è capace. […] E anni dopo, è quando tuo figlio si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano. La pazienza, la forza d’animo, l’autorevolezza, la severità, la generosità, l’esemplarità…troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere.”
È una sagoma paterna (più in generale, genitoriale) delicata, quella che compare sullo sfondo del romanzo, che rappresenta anche un elogio ad una generazione tanto discussa, ma forse poco compresa. Sono gli sdraiati e i loro padri.

Voto Finale: ★★★★☆ 

Gli Sdraiati
Michele Serra
Feltrinelli editore
108 pagine
12 euro

Giu 22, 2015 - Recensioni    No Comments

J. Dicker, La verità sul caso Harry Quebert

Ho passato questo mese a leggere due gialli. Due libri lunghi più di settecento pagine, quindi mi ci è voluto un po’ di tempo. Ora, considerando che questi due libri dovrebbero essere due gialli, ecclamati entrambi dal pubblico, ho desiderato leggerli uno dietro l’altro per vedere se il potenziale fosse lo stesso nonostante fossero scritti da due autori diversi. Sto parlando di Uomini che odiano le donne di S. Larsonn, e La verità sul caso Harry Quebert di J. Dicker. Ora, non so se fosse perchè li ho letti entrambi uno dopo l’alto, o se gli svedesi in fatto di gialli sono davvero delle bestie umane, ma non me la sento proprio di mettere sullo stesso piano questi due libri.
Oggi vi parlerò di quello che, acclamato dal pubblico, doveva essere un esordio con il botto, un libro di cui il web parla bene, acclamato dalla critica e via dicendo, ossia La verità sul caso Harry Quebert.
Il protagonista è Marcus Goldman, un tizio di circa trent’anni diventato ricco e famoso dopo la pubblicazione del suo primo romanzo. Vive a New York e fa la classica bella vita dello scrittore. O almeno, vive lo stereotipo della vita fiammante degli scrittori famosi. Donne, alcol, feste. Il problema è che non riesce più a scrivere. Zero, niente di niente, neanche uno squallido abbozzo di trama. Il giorno della consegna si avvicina inesorabilmente e Marcus chiede aiuto al suo amico e mentore dai tempi dell’università, Harry Quebert, scrittore affermatissimo e famosissimo, ultra-rispettato. Volendogli un gran bene, Harry lo accoglie felicemente nella sua villa in un paesino in riva al mare. Solo che, durante la sua vacanzuccia in casa dell’amico, Marcus scopre – non vi dico come, ma tanto non è importante – che Harry ha avuto una storia con una quindicenne decenni prima, quando lui ne aveva trentaquattro. La ragazzina, Nola, è scomparsa lo stesso anno in cui si erano conosciuti. Ne parlano, ne discutono e poi è finita lì.
Peccato che pochi mesi dopo ne venga scoperto il giovine cadavere sepolto nel giardino di Harry. E la trama nel vero senso della parola inizierà a mettersi in moto da lì, dal ritrovamento di Nola. Ovviamente Harry è il primo sospettato, ma Marcus crede in lui e non si dà pace, si trasferisce nella sua villa e inizia a indagare. Vuole scoprire chi sia il vero assassino di Nola, così da poter scagionare l’amico.
E più o meno questo è tutto. Il problema è che sono 770 pagine.
Ora, potete ben capire che quando si inizia a leggere un libro così importante, spinti forse dalla curiosità dovuta alla spinta pubblicitaria e alle belle parole della gente, è normale che si abbia qualche aspettativa. Quindi ci si piazza sul divano, ci si mette comodi comodi e si inizia aprendo questo mattone di libro che a momenti non riesci neppure a tenere in mano, figurarsi leggerlo. Ma non è per il peso notevole del volume, quanto per la noia mortale che trasuda già dalle prime cento pagine. Ma andiamo con ordine.
Dalla trama si capisce l’intento dell’autore fosse quello di scrivere un giallo, che vede come protagonisti diverse persone di una piccola cittadina apparentemente tranquilla. L’idea di base ha anche del potenziale, ma il modo in cui è strutturata fa venire il sangue agli occhi. Non tanto per la struttura del giallo in se, che per carità, se sei abituata a leggere gialli capisci quasi subito chi è l’assassino, ma apprezzi comunque la struttura interna delle indagini e come l’autore cerca di portare avanti il libro. Il problema sta proprio nel ciò che c’è in mezzo. Circa quelle due o trecento pagine di niente.
Il libro parte bene, ma poi si perde e si perde con una facilità incredibile, in una serie di personaggi abbozzati e superficiali che via via che il libro prosegue ti rendi conto che non ti lasciano niente. Non sono strutturati, sono solo li per dare spessore alle indagini e aggiungere del materiale senza al quale, probabilemte il libro potrebbe andare avanti comunque. Dicker ha tutto un suo modo per incasinarti il cervello. E questo in un giallo dovrebbe essere una cosa positiva, ma in questo libro, l’autore mette troppe cose, troppi dettagli che legano gli stessi personaggi in una trama degna di qualche soap opera e perde quindi di credibilità. Alla base di tutto, infatti, troviamo la storia d’amore tra Harry e Nola, questa ragazzina di quindici anni – che per dio è sempre una minorenne che ha una storia con un trentacinquenne. Al dilà dell’amore, della gentilezza, della candida anima che potrebbero avere i personaggi, per una cosa così si va in galera, punto. Ma si cerca di farselo andare bene, di deglutire e procedere con la lettura. Peccato che il modo in cui l’autore affronta la storia d’amore tra i due, è peggio di rovesciare un vasetto di miele direttamente sulle pagine. Non parlano d’altro, i loro dialoghi sono insopportabili e improponibili, una sequela di ‘Mi ami?’, ‘Ti amo!’, ‘Un giorno saremo felici!’, ‘Stobbène solo con tè!’ e via dicendo. Davvero, mai una volta che si sognino di cambiare argomento. Ora, io ammetto di essere romantica quanto un triceratopo, ma santoddio, non li si può leggere.
Così arriviamo ad un altro punto dolente del libro, ossia i dialoghi. Pagine e pagine e pagine di dialoghi lunghi e imbarazzanti. Ridotti all’osso, in una serie di battute stile sceneggiatura di un film – non mi stupirei se ci fosse già un film in atto su questo libro – che sono state scritte solo al fine di allungare il brodo senza dare un minimo di spessore ai personaggi. L’autore è giovane, ha solo trent’anni e questo sembra essere il suo secondo libro, acclamato in Francia e anche a quanto pare in Italia. Ma si sa, agli italiani piace leggere romanzetti harmony sotto il sole e probabilemente considerano un colpo di scena un uomo che si toglie le mutande e fa l’elicottero, quindi non mi stupisco più di niente.
È interessante l’idea che alla fine – o a metà – tu ti renda conto di tenere tra le mani il libro che avrebbe dovuto scrivere non l’autore ma bensì il protagonista e il fatto che la struttura dei capitoli partano dal trentunesimo fino ad arrivare al primo, seguendo dei consigli sulla scrittura che Harry cerca di dare a Marcus. Eppure, arrivando all’ultimo consiglio, l’autore riesce a scrivere: “Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un instante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perchè sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispisce di aver finito.” Ora, inutile dire che quando ho letto queste frasi e ho finito il libro, la mia reazione non è stata proprio questa. Si, la tristezza l’ho sentita, ma per tutta la durata della lettura, e per il tempo che ho speso e nel quale avrei potuto fare altro. Ma se tu, autore, sei cosciente di come funziona il mondo della narrativa per il lettore, come mai poi scrivi questa merda?
Forse voi vi starete chiedendo perchè ho letto questo libro e non l’ho lasciato a metà? Ammetto di essere stata tentata, ma per il bene vostro che mi leggete, ho ritenuto almeno indispensabile arrivare fino alla fine, e sacrificarmi per una buona causa; ossia per poter scrivere questa recensione e mettervi in guardia dalle numerose belle parole che troverete sul web, e per dirvi di risparmiare i vostri soldi per qualcosa di migliore.

Voto Finale: ★★☆☆☆ 

La verità sul caso Harry Quebert
Joel Dicker
Bompiani edizioni
777 pagine
19,50 euro

Mag 22, 2015 - Recensioni    1 Comment

Il giardino segreto, Johanna Basford

Oggi voglio un po’ cambiare rotta, e parlarvi di un libro un po’ particolare, che non si legge, ma si sfoglia, si ammira, e si colora. L’ho scoperto grazie ad una amica, che me ne ha parlato la settimana scorsa. Ora, pensate che la sottoscritta sia completamente rapita dalla lettura di un libro per una futura recensione? Pensate che sia così concentrata sulla stesura di un possibile romanzo? Ebbene, ovvio che no. Si sa che sono una persona piuttosto lunatica, che cambia idea spesso e insieme ad essa anche hobby. Oggi voglio fotografare il mondo, ma anche scrivere e leggere un po’; però domani, magari, mi verrà voglia di fare la pittrice e mettere da parte i videogiochi per stimolare la mia creatività. Non so bene se riuscirò mai a concludere qualcosa nella mia vita, quello che è vero però, è che inizio un sacco di cose, e dentro a quel “sacco di cose” ho riscoperto il piacere di colorare. Si, hai capito bene: colorare. Se c’è una cosa che impariamo a fare da piccoli è proprio impugnare un pennarello, una matita o un gessetto e iniziare a disegnare su un foglio di carta, lasciando che la nostra immaginazione vaghi libera insieme ai colori. Quindi, una volta rientrata a casa dopo una lunga giornata di lavoro, dopo aver finito di sparecchiare la tavola sistemando l’ultimo piatto nella lavastoviglie, mi accingo a sfruttare al meglio la serata mettendo su un po’ di musica e aprendo il libro di cui oggi ti voglio parlare.

Si chiama “Il giardino segreto – giochi di inchiostro in punta di pennino” di Johanna Bastford, ed è un libro bellissimo. Seppur sia indicato per bambini tra i 5 e i 9 anni di età, è un libro che consiglio anche agli adulti in quanto ha un potenziale creativo importante, e ha la capacità di fungere da antistress,dopo appunto, una giornata intensa. Tutto quello che devi fare, è aprire questo libro, e recuperare le famose matite colorate che tanto amavi quando eri giovane e spensierata, proprio quelle li, che hai lasciato dentro un piccolo astuccio ricoperto di scritte o che hai dimenticato da qualche parte, dentro un cassetto.
È fondamentalmente un libro in cui potersi lasciare andare, semplicemente colorando. Non sono richieste abilità speciali, non devi essere un’artista per affrontare questo libro, devi essere solo te stessa, con una gran voglia di rilassarti. I colori ci condizionano, ci rilassano, e riescono a liberarci la testa da qualsiasi pensiero, e questo libro ne è la dimostrazione. Colorare è un’attività manuale che richiede concentrazione, ripetizione, creatività. Si tratta di abilità e competenze, mediate dall’emisfero destro (intuitivo ed emotivo),  che sospendono momentaneamente l’emisfero sinistro (razionale e verbale). Il pensiero, come noto, è veloce e quasi inarrestabile, motivo per cui siamo sempre presi da qualcosa: organizzare azioni, interpretare eventi, sviluppare ansie e conflitti, mettere a tacere le emozioni o esprimerle in modo dirompente. Il pensiero, che attiva pensieri senza pause, trasforma il corpo in concentrati di tensioni; per cui è fisiologico trovare il tempo e il modo per fermarlo e  concedergli una pausa.  A questo serve il rilassamento psicofisico. Sembra strano, ma non tutte le persone sanno rilassarsi; eppure è abbastanza semplice, serve solo conoscersi in modo sincero. È importante essere consapevoli delle azioni e dei gesti che ci distraggono e attraverso cui possiamo coccolarci. Ognuno ha le sue, certo, e le ha scelte in base ai gusti, al carattere, alla storia personale. Esistono poi delle pratiche ben precise che le neuroscienze hanno dimostrato essere efficaci per ridurre lo stress: la meditazione, la preghiera, lo yoga e tutte quelle attività manuali che sono, appunto, ripetitive e creative come colorare.

Ricco di dettagli, di immagini evocative disegnate con cura e abilità dall’autrice, Il giardino segreto offre un susseguirsi di trame monocromatiche che aspettano solo la vostra creatività per prendere forma ed espressione. Arricchito con qualche spazio bianco dove lasciar spazio alla vostra immaginazione, per completare qualche disegno e sentirsi un po’ degli artisti, è un libro che si rivolge anche ai più piccoli e li conduce in un viaggio meraviglioso tra labirinti, giardini, e creature da scoprire dentro l’intreccio della china.
Sfogliando le pagine de Il giardino segreto, vi verrà voglia di immergervi in un mondo di punti che si abbracciano e creano figure evocative e poetiche. Vi verrà voglia di creare un piccolo posto tutto vostro, un appartato avamposto di espressione e delicatezza. Poco importa che sia un nascondiglio sotto il letto o il rincuorante avvallamento che sono le radici dei grandi alberi sanno creare: certi luoghi dell’ispirazione sono fatti privati, con una geografia del tutto imprevista.
Se dovessi trovare un aspetto negativo, direi che la carta utilizzata per i disegni è troppo sottile o quantomeno troppo assorbente e non consente l’uso di pennarelli a punta fine, poiché l’inchiostro trapassa e rischia così di rovinare i disegni posti sull’altra pagina (essendo disegnato su fronte e retro). Tuttavia, le matite colorate danno un tono più sofisticato e ritornare ad usare questi famosi pastelli mi mette un po’ di nostalgia nel cuore.
Pubblicato in Italia da Gallucci editore, è solo uno dei tanti libri da colorare per adulti che stanno spopolando in Francia, Gran Bretagna e Spagna. La stessa autrice di “Il giardino segreto” ha recentemente pubblicato anche “La foresta incantata” che offre altrettanti disegni legati al mondo della natura.

Quindi cosa aspettate? Date sfogo alla vostra creatività, seguite l’impulso del momento e concedetevi una serata tutta per voi, con una tranquilla musica di sottofondo che vi accompagna in questo mondo di colori e fantasia.

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