Ott 20, 2017 - Recensioni    No Comments

O. Di Monopoli, Nella perfida terra di Dio

Dio non c’è. Siamo soli. Viviamo come capita e poi tutto finisce. Non c’è altro.

Recensire Nella perfida terra di Dio, ardua impresa la mia … tuttavia, intraprendo molto volentieri questa sfida che mi permette di rivivere il romanzo in tutto il suo fascino narrativo e linguistico.

Ho messo gli occhi su questo libro su consiglio di un amico, cercavo qualcosa di nuovo, possibilmente nostrano. Dopo l’acquisto e le prime pagine di lettura, sono stata letteralmente folgorata!

Sì, perché di libri ne ho letti parecchi e di autori diversi, ma ci sono scrittori – e questo ne è un esempio – che hanno un dono: la capacità di raccontare fatti e persone con uno stile unico.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla storia. Siamo a Rocca Bardata, immaginario paesino del Salento, terra d’adozione dello scrittore di origini bolognesi. Sul palcoscenico, in un continuo andirivieni cronologico tra Prima e Dopo, si alternano le esistenze di numerosi personaggi: Mbà Nuzzo, vecchio pescatore divenuto predicatore a seguito di una folgorazione visionaria (nel Dopo da poco morto di malattia); Tore Della Cucchiara, il genero accusato di aver ucciso la moglie Antonia, tornato al paese in cerca di vendetta; Gimmo e Michele, figli di Tore, ciechi di rabbia verso il padre;  Carmine “Capumalata”, Prima socio di Tore nella criminalità della zona e Dopo il suo più acerrimo nemico; suor Narcissa, ambiziosa badessa, disposta a tutto, anche a uccidere, pur di costruire e mantenere saldo il controllo sul suo convento-impero.

Sono tutti personaggi di spessore questi, costruiti e raccontati in modo da attribuire loro una presenza scenica forte e mai banale. Ma nessuno di loro riesce a colpire e ammaliare più della grande protagonista che li lega tra loro in ogni pagina del romanzo: la scrittura.

Lo stile di Di Monopoli, devo ammetterlo, mi ha letteralmente stregata. Mi ha incantata la sua capacità di rendere così alto il linguaggio dialettale, la sua maestria nell’unire lo slang di paese alla parola ricercata. In ogni passo del libro, la sintassi diventa una musica, una guida ritmica che salda conduce il lettore nelle vicende dei vari protagonisti.

Certo, ammetto che la commistione di stili non rende sempre facile la lettura, soprattutto all’inizio, quando ancora la musica di Di Monopoli può sembrare uno spartito difficile da leggere e interpretare. Ma una volta entrati nel meccanismo, il risultato è sorprendente.

È questo che, insieme al racconto degli anfratti del profondo sud e dei sui sentimenti più reconditi, rimane dopo aver letto l’ultima pagina di questo romanzo che, di certo, posso ritenere uno dei più interessanti e qualitativamente elevati che abbia letto e che consiglio a chiunque abbia voglia di intraprendere un’esperienza di vera letteratura.

Ilaria Bissoli

Voto Finale: ★★★★★ 

Nella perfida terra di Dio
Omar Di Monopoli
Adelphi (2017)
Pagine: 205

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Got anything to say? Go ahead and leave a comment!