Mag 8, 2018 - A modo mio    No Comments

Il resto verrà da sé, un po’ come tutto.

Oggi mi sono detta: scrivo.
La mia vita ha nuovamente preso una piega inaspettata, con la perdita di un lavoro che amo, e la chiusura di un posto che avevo creato da zero. Non sono qui per fare la vittima, ne tanto meno per autocommiserarmi, sono qui perché ho solo bisogno di scrivere, di buttar fuori.

Il problema quando credi troppo nelle cose, è che quando queste si rompono, il tuo mondo sembra andare in frantumi sotto ai tuoi piedi. Immaginate di avere uno scudo protettivo tutto attorno, ci state bene dentro, la sensazione di sicurezza che infonde è tranquillizzante, quasi irreale. E ad un certo punto questo scudo si incrina, si apre una piccola frattura sopra alla vostra testa e piano piano, diventa sempre più grande, fino a lasciarvi del tutto scoperta.
Ecco. Questo è più o meno quello che è successo a me in questi mesi.

Mi sono ritrovata scoperta. Di nuovo gettata a capofitto in un mondo che si aspetta mille cose da te, dove le persone non fanno che sottolineare le cose che non hai.

“Ehi tra poco hai 30 anni, cosa aspetti ad avere dei bambini? Quando ti sposi? Adesso che cosa fai?”

Niente. Non faccio niente. Mi alzo tardi la mattina, e cerco di dare un senso alle cose. Mi dico: “Ok, ci hai provato. Hai avuto il coraggio di aprire una attività per i fatti tuoi, per un anno e mezzo ti è andata anche bene. Ora chiudi, volta pagina, e ricomincia.” Eppure la sensazione di fallimento è li, bussa al cuore con fare intermittente, giusto per farti capire che non se ne andrà mai.

Nel frattempo vedi il mondo in vetrina, che ti passa sotto gli occhi sul tuo smartphone. Chi si sposa, chi crea la sua famiglia, chi viaggia in continuazione e chi pubblica cose di cui non te ne frega niente. Non penso che sia invidia la mia, quanto senso di irrealizzazione.

Quando ero più piccola tenevo un diario. Penso di averne scritti sei o sette e sono tutt’ora sparsi per la casa; così quando ne trovo uno, è come trovare un tesoro. Mi fermo a leggere i pensieri di quando una interrogazione era la mia preoccupazione più grande e mi rendo conto che non ho realizzato neanche uno dei desideri di allora. Non che ne avessi molti, a malapena riuscivo a gestire le mie preoccupazioni da diciassettenne, figurati pensare al futuro. Non avevo tempo. E forse, ora mi rendo conto che ci avevo visto lungo.

Quindi eccomi qui, a riprendere in mano un blog che di tanto in tanto mi ricordo di avere. Un blog che non molti leggeranno, e di cui ancora non ho neanche io capito molto il senso. Eppure eccomi qui, a scrivere uno dei tanti deliri per dare un senso ai miei pensieri.

La voglia di fare le valigie e partire per la montagna è tanta. Sono stata al mare, ad aprile, a Formentera. Il mare era calmo e freddissimo, e il tempo in movimento. Era come se rispecchiasse il mio spirito. Niente turisti, solo io, una bicicletta e il mare. Ho respirato il profumo della macchia mediterranea, mi sono distesa sulla spiaggia a fissare le onde che calme si appoggiavano sulla riva.
Stavo bene, ma c’è qualcosa nell’agitarsi del mare che non mi basta. È la montagna a parlarmi, a rinforzarmi, e a dirmi “ciao, sta tranquilla. Io sono qui, prendi un pezzo della mia stabilità e ti sentirai meglio”. Forse partirò per un po’.

Ora ho un sacco di tempo libero. Ho intenzione di riprendere a recensire costantemente, finire di leggere tutti i libri che ho in casa, e riprendere a dipingere. So già, che probabilmente non manterrò fede alle mie promesse, ma intanto mi sono iscritta in palestra, ed è già qualcosa. Il resto verrà da sé, un po’ come tutto. 

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