Set 23, 2017 - Recensioni    No Comments

G. Flynn, L’amore bugiardo.

“L’amore ti fa venire voglia di essere una persona migliore. Ma forse l’amore, il vero amore, ti dà anche la possibilità di essere esattamente la persona che sei.”

Finalmente torno a scrivere. Dopo mesi di silenzio – di cui chiedo scusa umilmente – eccomi qui a parlarvi di nuovo di libri. In questi mesi ne ho letti diversi, e ho accumulato una serie di recensioni che prima o poi mi deciderò a scrivere.

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi ha fatto incazzare. Letteralmente, dico sul serio: I-N-C-A-Z-Z-A-R-E di brutto, gente. L’ho letto questa estate, in montagna, e alla fine avrei voluto buttarlo dentro alla stufa, giuro! Ma andiamo con ordine.
Il libro in questione è “L’amore bugiardo” di Gillian Flynn dal quale, tra l’altro, è stato tratto un film con Ben Affleck. Io il film non l’ho visto – e non credo che lo guarderò mai – ma sul libro avevo letto pareri positivi, e una mia amica libraia mi aveva consigliato il titolo. Si sa, in Italia siamo bravissimi a tradurre i titoli alla cazzo di cane, e questo ne è un esempio. Il titolo originale “Gone Girl” sarebbe stato decisamente più appropriato.

Facciamo la conoscenza di Amy e Nick, i quali si incontrano a una festa in una gelida sera di gennaio. Uno scambio di sguardi ed è subito amore. Lui la conquista con il sorriso sornione, l’accento ondulato del Missouri, il fisico statuario. Lei è la ragazza perfetta, bella, spigliata, battuta pronta, il tipo che non si preoccupa se bevi una birra di troppo con gli amici. Sono felici, innamorati, pieni di futuro. CHE MERAVIGLIA. (Ok, quando arriva la parte interessante?)

Qualche anno dopo il matrimonio sembra già andare alla deriva. Dopo la perdita del lavoro, si ritrovano a dover reinventarsi: lui proprietario di un bar accanto alla sorella Margo, lei casalinga in una città di provincia. Fino a che, la mattina del loro quinto anniversario, Amy scompare. – ZAN ZAN ZAN.

Fortunatamente il colpo di scena iniziale, ovvero la scomparsa di Amy, succede piuttosto in fretta, entro le prime cento pagine. Questo vuol dire che non bisogna sorbirsi le farfalle nello stomaco della Amy innamorata per troppo tempo. A noi ci piacciono le cose che vanno male, quelle belle non ci interessano!

Da qui parte un alternarsi di capitoli in cui i punti di vista saltano da quello di Amy a quello di Nick – anche temporalmente. Un meccanismo che risulta essere un po’ meccanico, ma con il quale ci si abitua presto. Essendo un libro scritto in prima persona, il lettore ha modo di “entrare in contatto” con i protagonisti in maniera più diretta, senza trovare difficoltà nell’immedesimarsi nelle loro preoccupazioni.
Si tratta di un noir psicologico più che un vero e proprio thriller che ha un incipit classico ma un intreccio interessante, che va ad annodare la storia in maniera coerente, cercando un colpo di scena finale che arriva un po’ prima della fine.

La scrittura è precisa, corretta e scorrevole ma al tempo stesso adeguatamente descrittiva. Penso che la scelta della prima persona sia azzeccato per il genere di libro scritto, specialmente vista la presenza del diario di Amy. Tutto ciò rende la lettura fluida, non impegnativa e stimolante. La voglia di scoprire il mistero, di far venire a galla la verità ti spinge ad andare avanti nella lettura. A tratti la scrittura si fa un po’ troppo prolissa, appesantendo il libro senza tuttavia renderlo illeggibile. L’emotività dei protagonisti viene fuori in maniera chiara, cosa sulla quale la scrittrice ha marcato maggiormente la mano.

Quando si legge un libro solitamente ci si affeziona ad almeno un personaggio. Nel mio caso, nessuno dei due mi ha particolarmente emozionato. Certo, finisci di sicuro per patteggiare per qualcuno – sia egli personaggio principale o secondario – ma se arrivi ad un certo punto che non vedi l’ora che il libro finisca, allora vuol dire che qualcosa è andato storto. Purtroppo per me, qualcosa è andato storto nel finale. Il finale di questo libro mi ha fatto, come dicevo all’inizio, incazzare di brutto. E non nel senso che mi ha fatto piangere. L’ho finito e l’ho mandato a cagare.

Ho trovato il finale del libro troppo deludente, non perché sia stato sbrigativo, perché mi aspettavo tutt’altro. Fanculo! Non doveva finire così. Poteva finire in tantissimi altri modi, ma la scrittrice ha scelto di non assecondare la aspettativa dei lettori, che potrebbe essere una gran cosa se fatta in maniera coerente. Io l’ho percepita come una forzatura. Un finale forzato, ecco. Nel complesso comunque rimane un libro discreto, niente di eccezionale, si fa leggere.
Non posso purtroppo dirvi di più, magari se avrete modo di leggerlo e commentare, sarò felice di sentire cosa ne pensate.

Voto Finale: ★★★☆☆ 

L’amore Bugiardo
Gillian Flynn
Rizzoli
462 pagine
13 euro

 

 

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