O.Farg, Aldilà nei sogni

Altro esordiente, altra corsa. Vediamo di fare il punto della situazione: Aldilà nei sogni è un libro che si legge velocemente, in qualche ora, e che si presta benissimo come lettura di evasione. L’autore usa uno pseudonimo – Otil Farg – e preferisce non rivelare dati salienti riguardo alla propria vita, ma ho avuto modo di capire che è una persona introspettiva. La conferma arriva attraverso la lettura di questo libro, che si presenta quasi come un racconto lungo più che come romanzo. Esiste un ponte tra realtà ed immaginazione? E quale delle due dimensioni viene influenzata maggiormente dall’altra? Un uomo che non ha mai veramente avuto la possibilità di controllare la sua vita, di prendere delle decisioni che non fossero solo le sue, si ritrova dentro una storia in cui dovrà fare i conti con le sue debolezze e la responsabilità delle proprie intenzioni. Dopo aver letto questa sinossi ho iniziato la lettura del libro, al centro del quale troviamo un uomo e una donna che si incontrano e sembrano essere connessi grazie ad una forza superiore come il destino, un qualcosa che all’inizio sfugge al lettore, ma che si capisce con il proseguire della lettura. Sembrerebbe una storia qualunque se non fosse che i due personaggi principali si incontrano nei sogni, come se fossero bloccati in uno stadio etereo per raggiungere un fine superiore. In una continua riflessione tra il sogno e la veglia, Aldilà nei sogni cerca di lasciare il segno metafisico della vita, dell’importanza di essere sereni, e di vivere al meglio la nostra vita. L’idea di base non è male, ma ho trovato il modo in cui l’autore ha voluto esprimere la sua visione della vita, nonchè lo svolgersi dell’intera storia, un po’ deludente. La scrittura è semplice, scorrevole anche se a tratti i dialoghi e la narrazione sono ridotti all’osso, rischiando di perdere la lentezza della lettura favorendo un ritmo più veloce e moderno che riprende un po’ gli standard di comunicazione tecnologica a cui siamo abituati. Il troppo stanca ma il troppo poco impoverisce. Sono presenti alcuni errori grammaticali, ma penso sia una conseguenza del self-publishing e la mancanza di un editing professionale che di solito attanaglia questo genere di narrativa autopubblicata.
Tornando alla storia, come dicevo prima, l’idea di base è bella, e io guardando Inception mi sono innamorata, quindi un po’ ci speravo di leggere un libro all’altezza della propria sinossi. Eppure, dentro a questi sogni non ci ho trovato molto, se non due personaggi un po’ piatti e stereotipati che non hanno lasciato il segno. Quello che mi è parso di vedere, una volta arrivata alla fine del libro, è che l’autore non avesse ben chiaro l’obiettivo o ciò che avrebbe voluto trasmettere al lettore perchè le continue riflessioni sulla vita e sulla buona condotta sembrano li pronte per farti la morale, quando in realtà non ne avresti bisogno. Stiamo dentro ai ricordi del protagonista, alle sue riflessioni, ma dov’è l’azione? il colpo di scena? qualcosa che mi lasci il segno io non l’ho proprio trovato. Questo forse fa di me una persona povera, ma il mio giudizio rimane.
Aldilà nei sogni rimane un libro che si presta ad essere una lettura adatta per il lettore medio, ma un po’ meno per i lettori più esigenti – come me, of course. Ed è proprio su questa idea di base che nasconde potenzialità notevoli sulla quale consiglio di lavorare; e magari, in questo modo, approfondire l’interiorità dei personaggi, i dialoghi, l’atmosfera che dovrebbe essere degna di un sogno mutando aspetto e costruendo anche un qualcosa di magico in bilico tra il sonno e la veglia.

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