Browsing "L’angolo dell’esordiente"

L. Sartori,Lo strano caso di Michael Farner.

Scrivere è una passione, e per alcuni può diventare anche una mania con conseguenze quasi surreali. È il caso di Michael Farner, scrittore famoso, che da qualche tempo non riesce più a liberarsi di alcuni incubi. Il problema nasce quando questi incubi diventano i suoi personaggi, che pare abbiano deciso di tartassarlo nella maniera più drastica – e ammettiamolo, anche divertente – possibile. Senza andare troppo nel dettaglio, e rischiare pericolosi spoiler, “Lo strano caso di Michael Farner” è il racconto lungo dell’esordiente Lorenzo Sartori, edito da Nativi Digitali. Si tratta di un racconto, e di conseguenza una lettura veloce, che si presta a qualsiasi momento della giornata.
La storia si basa sulla vita di Michael Farner, che vedrà il proprio mondo andare in frantumi grazie alla cosa che ama fare di più, ossia scrivere. L’idea di base è stuzzicante e si entra quasi subito nel vivo del racconto grazie a svolte narrative brusche ma coerenti (per quanto coerente possa essere un racconto che definirei surreale) che portano il lettore a desiderare di proseguire la lettura. La scrittura è semplice, adatta al racconto, non si perde in descrizioni esagerate e non si percepiscono buchi narrativi pesanti o inutili. Il senso principale del racconto viene seguito senza troppe difficoltà, seppur i personaggi siano – per forza di cose – compressi per adeguarsi alla forma sintetica del racconto. Bruschi cambi di prospettiva riescono a capovolgere il lettore, senza tuttavia incasinarne la testa, riuscendo ad ottenere un bel colpo di scena che sfocia in momenti divertenti e più drammatici. Ecco, se dovessi trovare una debolezza, direi che la parte drammatica legata alle conseguenze degli eventi che il protagonista si trova ad affrontare, avrebbero potuto essere maggiormente sottolineate, per renderle non solo più incisive ma anche più coerenti; in modo tale da dare spessore al personaggio principale che quasi passa in secondo piano in più di una occasione.
Non nascondo, che lo avrei visto bene come romanzo se fosse stato ampliato maggiormente dall’autore: l’idea di base è forte, e potenzialmente originale e avrebbe quindi offerto buone basi per un romanzo. Ad ogni modo,rimane comunque un buon racconto, che riesce a divertire ed estraniare il lettore per una buona mezzora.

Lorenzo Sartori
Lo strano caso di Michael Farner
Nativi Digitali

M. Iolita, Ritratti

cover

Immagina di essere di fronte ad una finestra aperta e di guardare il mondo con aria attenta, ma al tempo stesso mantenendo un atteggiamento distaccato, come se quelle persone che vedi passare per la strada non ti appartenessero. Ecco, mi sono sentita un po’ così leggendo “Ritratti” di Matteo Iolita. Un libro particolare, che parla un po’ di tutti e forse anche di te. Non lo definirei un vero e proprio romanzo, quanto un racconto breve dove l’autore mette in mostra un po’ dei nostri segreti, rimanendo sempre al suo posto, senza entrare troppo nel profondo, ma cogliendo l’essenza di una persona proprio come un vero e proprio ritratto.
L’autore ha scelto di usare la scrittura come mezzo attraverso il quale aprire una finestra sul mondo dei suoi personaggi. Perchè, in “Ritratti” – pubblicato da Gainsworth Publishing – non troviamo un solo personaggio attorno al quale ruota l’intero libro, ma ne troviamo molti, sia donne che uomini.
Ad aprire ogni breve capitolo è, infatti, il nome del personaggio al quale appartiene quella vita, quelle passioni, quelle piccole manie nascoste che di solito non vogliamo mai rivelare a nessuno, e di cui, spesso, ci vergogniamo. Sembra quasi che l’autore abbia scelto di osservare alcune persone per scriverne dei ritratti – cosa che mi ricorda un po’ Mr Gwyn di Baricco – per accentuarne la loro unicità agli occhi del lettore. O almeno, a me piace immaginarmelo così.
Si tratta di un libro breve, di circa 80 pagine, scritto con uno stile preciso, dove sono praticamente assenti i refusi più comuni agli esordienti – e di questo si ringrazia la casa editrice. Questo, aiuta la lettura, che procede sciolta e senza incomprensioni sino all’ultima pagine, in cui l’autore decide di chiudere il cerchio con una visione del tutto personale. Ogni capitolo è breve, e dedica al personaggio giusto due pagine, una scelta che potrebbe essere alla lunga stancante, ma, in questo caso, si rivela una scelta stilistica adeguata al libro e allo scopo. Il voler “spizzicare” un po’ dentro le vite degli altri, mostrando solo quel poco che basta per renderci coscienti delle nostre debolezze e differenze, lo rende un libro adatto ai giorni d’oggi, e riesce perfettamente a catturare l’attenzione del lettore.
Si presenta quindi come un libro apparentemente semplice, ma infondo anche un po’ complesso agli occhi di chi riesce ad andare oltre alle apparenze; un po’ come ognuno di noi.

Matteo Iolita
Ritratti
Gainsworth Publishing

O.Farg, Aldilà nei sogni

Altro esordiente, altra corsa. Vediamo di fare il punto della situazione: Aldilà nei sogni è un libro che si legge velocemente, in qualche ora, e che si presta benissimo come lettura di evasione. L’autore usa uno pseudonimo – Otil Farg – e preferisce non rivelare dati salienti riguardo alla propria vita, ma ho avuto modo di capire che è una persona introspettiva. La conferma arriva attraverso la lettura di questo libro, che si presenta quasi come un racconto lungo più che come romanzo. Esiste un ponte tra realtà ed immaginazione? E quale delle due dimensioni viene influenzata maggiormente dall’altra? Un uomo che non ha mai veramente avuto la possibilità di controllare la sua vita, di prendere delle decisioni che non fossero solo le sue, si ritrova dentro una storia in cui dovrà fare i conti con le sue debolezze e la responsabilità delle proprie intenzioni. Dopo aver letto questa sinossi ho iniziato la lettura del libro, al centro del quale troviamo un uomo e una donna che si incontrano e sembrano essere connessi grazie ad una forza superiore come il destino, un qualcosa che all’inizio sfugge al lettore, ma che si capisce con il proseguire della lettura. Sembrerebbe una storia qualunque se non fosse che i due personaggi principali si incontrano nei sogni, come se fossero bloccati in uno stadio etereo per raggiungere un fine superiore. In una continua riflessione tra il sogno e la veglia, Aldilà nei sogni cerca di lasciare il segno metafisico della vita, dell’importanza di essere sereni, e di vivere al meglio la nostra vita. L’idea di base non è male, ma ho trovato il modo in cui l’autore ha voluto esprimere la sua visione della vita, nonchè lo svolgersi dell’intera storia, un po’ deludente. La scrittura è semplice, scorrevole anche se a tratti i dialoghi e la narrazione sono ridotti all’osso, rischiando di perdere la lentezza della lettura favorendo un ritmo più veloce e moderno che riprende un po’ gli standard di comunicazione tecnologica a cui siamo abituati. Il troppo stanca ma il troppo poco impoverisce. Sono presenti alcuni errori grammaticali, ma penso sia una conseguenza del self-publishing e la mancanza di un editing professionale che di solito attanaglia questo genere di narrativa autopubblicata.
Tornando alla storia, come dicevo prima, l’idea di base è bella, e io guardando Inception mi sono innamorata, quindi un po’ ci speravo di leggere un libro all’altezza della propria sinossi. Eppure, dentro a questi sogni non ci ho trovato molto, se non due personaggi un po’ piatti e stereotipati che non hanno lasciato il segno. Quello che mi è parso di vedere, una volta arrivata alla fine del libro, è che l’autore non avesse ben chiaro l’obiettivo o ciò che avrebbe voluto trasmettere al lettore perchè le continue riflessioni sulla vita e sulla buona condotta sembrano li pronte per farti la morale, quando in realtà non ne avresti bisogno. Stiamo dentro ai ricordi del protagonista, alle sue riflessioni, ma dov’è l’azione? il colpo di scena? qualcosa che mi lasci il segno io non l’ho proprio trovato. Questo forse fa di me una persona povera, ma il mio giudizio rimane.
Aldilà nei sogni rimane un libro che si presta ad essere una lettura adatta per il lettore medio, ma un po’ meno per i lettori più esigenti – come me, of course. Ed è proprio su questa idea di base che nasconde potenzialità notevoli sulla quale consiglio di lavorare; e magari, in questo modo, approfondire l’interiorità dei personaggi, i dialoghi, l’atmosfera che dovrebbe essere degna di un sogno mutando aspetto e costruendo anche un qualcosa di magico in bilico tra il sonno e la veglia.

F. Belfiore, Killer di Ombre

Oggi vi voglio parlare di un thriller psicologico scritto da Francesco Belfiore, scrittore esordiente di Avellino. Legato alla scrittura fin da quando era adolescente, ha esordito con Killer di Ombre, pubblicato da cicorivolta edizioni. La storia gira attorno alla vita di Costantino Oliviero, un pugile a fine carriera dedito all’abuso di alcolici. Oppresso dall’insonnia, in crisi con la moglie Diana, una sera esce di casa per andare a correre così come faceva ai tempi in cui si allenava, con la speranza che la stanchezza fisica possa aiutarlo a riposare. Tuttavia, un improvviso temporale lo coglierà in piena campagna, costringendolo a trovare riparo in una casa nascosta tra le colline irpine: la Maison Noire dove verrà coinvolto in una serie di macabri eventi. Si tratta di un thriller dal ritmo dinamico ed agghiacciante, che non risparmia colpi di scena e scene cruente. L’autore ha una scrittura scorrevole ma precisa, e riesce a trasmettere le sensazioni del protagonista, che diventano il reale nucleo della storia; infatti, il lettore rimane inchiodato alla paura di Costantino, immerso nell’angoscia infernale legata alla prigionia del suo aguzzino. Si tratta di una storia relativamente breve, che riesce tuttavia a muoversi e svilupparsi correttamente nelle sue cento pagine, con un giusto ritmo narrativo che conduce il lettore nella stessa trappola, costringendolo a procedere nella lettura per sapere fino a che livello può spingersi la mente umana. La scrittura, come detto precedentemente, è scorrevole, in alcuni tratti un po’ troppo scarna, ma nel complesso adeguata alla narrazione della trama, e priva di errori grammaticali o sintattici – cosa non così scontata tra gli scrittori esordienti. Immerso in una ambientazione dark tipica di una narratologia horror, la stessa abitazione in cui si svolgono i fatti rappresenta un punto chiave del romanzo, che assume quindi una certa valenza emotiva nel romanzo.
Si percepisce, durante la lettura, che l’autore ha studiato il proprio personaggio, cercando di descriverlo a tutto tondo, entrando nella sua mente, e vestendo le sue sembianze lungo tutta la stesura del romanzo; meno incisiva è stata invece – e purtroppo – la figura di Tommaso, l’antagonista, che rientra nei canoni stereotipati del cattivo cinico, malato, ma prevedibile, il quale non lascia troppo il segno una volta terminato il romanzo.
Essendo io una pappamolle che si agita ed impressiona facilmente e che piange guardando dragon trainer, il concatenarsi di situazioni pesanti, angosciose, psicologicamente pressanti, mi ha fatto incazzare e sperare in un epica vendetta nel finale del libro; cosa che tuttavia non ha saputo soddisfarmi completamente. Sarebbe stato bello, e forse più completo, se fosse stato dato più spazio alla parte finale e conclusiva della storia, che invece si è conclusa frettolosamente facendo perdere quella sensazione di “liberazione e sollievo” al lettore.
Nonostante ciò, Killer di Ombre, rimane un libro completo, adatto agli amanti del genere,  e si presta come lettura d’evasione per distrarsi un po’ dalla nostra quotidiana e spesso noiosa routine per immergersi in una atmosfera un filo più movimentata e fuori dal comune – si spera.

Francesco Benedetto Belfiore è nato ad Avellino nel 1990.
Studia Chimica e Tecnologia Farmaceutiche presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Ha studiato recitazione, scrive di teatro e narrativa. Ha pubblicato in un’antologia di teatro italiano e in raccolte di racconti. Oltre a premi sul territorio nazionale, ha ricevuto riconoscimento speciale al “Premio Prata”, premio letterario internazionale.

Killer di ombre
Francesco Belfiore
Cicorivolta Edizioni
103 pagine
12 euro

J. Gray, La nube sul platano.


Partiamo dal presupposto che leggendo la sinossi, questo libro sembrava un giallo. E da giallo ho iniziato la lettura, con un certo entusiasmo, cercando di tenere sedata la mia vena critica, almeno all’inizio. Il romanzo “La nube sul platano”, edito da Autori Ebook, parte deciso, con un buon ritmo che fa sperare bene e ti induce a scorrere le pagine per proseguire nella storia. L’autrice, che si nasconde dietro lo pseudonimo di Jean Gray, famosa eroina Marvel, mostra comunque una certa sicurezza nello scrivere la propria storia. Si vede, infatti, che la struttura narrativa è stata studiata per offrire al lettore piccoli dettagli che non scoprono immediatamente l’intero background dei protagonisti, ma offrono piccoli assaggi qua e là in modo da aumentare la suspance oltre che la curiosità. La trama parla di Emma, giornalista di successo per il “Times” di Los Angeles, la quale si trova costretta a tornare in Italia in seguito della tragica morte della sua migliore amica Anna. Emma si farà strada tra i fantasmi del proprio passato, che intrappoleranno la protagonista in ricordi legati alla perdita dei propri genitori, alla relazione instabile con l’ex marito, nonchè con il proprio cuore scettico di fronte alle nuove prospettive. Saranno proprio le circostanze misteriose legate alla morte dell’amica a spingerla ad indagare personalmente, portandola ad una collaborazione combattuta con Alex, giornalista presso “La Voce”.

Dal punto di vista stilistico, si nota che l’intreccio della storia è studiato per mostrarsi pian piano, e all’inizio questo meccanismo funziona per illustrarti i protagonisti della storia, tra le quali Emma. Fulcro emotivo attorno al quale si snoda l’intera storia, il personaggio di Emma risulta essere completo, a tutto tondo, che va oltre i classici pregiudizi di genere che solitamente relegano la figura della donna ad un ruolo buono, fragile e sensibile. Emma è come il fuoco che scotta, ostinata, cocciuta, arrogante e sicura, ma anche emotiva, confusa, combattuta e profondamente sentimentale. Dall’altro canto, Alex, risulta cadere nel inturbabile stereotipo dell’uomo bello, seducente e tenebroso, dal carattere di un vero stronzo che fa cadere ogni donna ai suoi piedi. Un clichè che si tende a trovare – aimè – troppo spesso, e che sfiora il surreale. Il libro mantiene uno stile leggero, nel quale non spiccano particolari qualità o descrizioni complesse, e la scrittura non è così lontana dallo stile degli autori attualmente in commercio.
Spesso però scivola,  in ovvietà espresse puntualizzando cose che un lettore attento riesce a percepire da se, senza il bisogno di “sentirselo dire”. Mentre si procede con la lettura, la storia rimescola le proprie carte, facendo cadere le certezze della protagonista mettendo in crisi la sua lucidità in più di un momento – e con esse anche quella del lettore. L’intreccio non è così complesso come ci si potrebbe aspettare da un thriller, ma è in grado di coinvolgere il lettore e sviarlo nel momento più opportuno.
Purtroppo, procedendo con la lettura, la suspace perde terreno, il mistero si annebbia dietro ad un sentimentalismo che esplode verso metà libro, e viene spinto via dalla storia d’amore che prende piede tra Emma e Alex. Non è un vero spoiler visto che la cosa è abbastanza palese e prevedibile fin dal primo “il cuore si bloccò per qualche secondo, e poi ripartì a battere velocissimo”. Ora, so che sono pignola, però che vuol dire che il cuore si blocca? Muore? Ma neanche se si spara una dose di adrenalina. Frasi scontate – e a volte anche ripetute – che portano i protagonisti a dire ciò che ci si aspetta che dicano, rendendo i dialoghi poco interessanti e tipici di un romanzo rosa. Tipici quanto le scene di sesso che radono al suolo il mio entusiasmo. Va bene, oggi il sesso nei romanzi va alla grande, questo lo abbiamo capito tutti, ma passata la prima, le altre quattro suonano tutte uguali e poco interessanti. Inoltre, parole come “cavità umida” non si possono sentire, se devo leggere di scopate, almeno che siano scritte bene.
So che potrei sembrare troppo critica, ma preferisco essere sincera: da metà libro il sentimentalismo prende piede, e il succo del libro si scioglie. Le idee di base sono buone, il ritmo si perde per dar spazio alla sfera emotiva dei protagonisti che suona quasi irreale, e spazia dall’odio fino al desiderio, in poche righe, rendendo il lettore spaesato di fronte ad un cambio radicale di pensiero. Nella vita reale, una donna non si lascia insultare e poi portare a letto nel giro di pochi minuti. Così Emma perde spessore, riducendosi ad una donnina che si emoziona di fronte ad un paio di occhi azzurri. Ad ogni modo, il libro sembra riprendersi superata la parte centrale, e l’autrice torna a dare importanza al mistero da svelare, alle indagini, mettendo forse troppa carne al fuoco. Un po’ d’azione sul finale ci riporta l’attenzione sul vero nucleo della storia – ossia la morte di Anna – terminando con una sparatoria. O almeno così si crede. Sarebbe stato, effettivamente perfetto se la storia si concludesse li. BAM. Fine. E invece no. Gli altri tre capitoli che seguono, purtroppo cadono in un epilogo scontato, eccessivo e poco realistico che dovrebbe dare il giusto lieto fine al lettore, ma che – personalmente – ho trovato del tutto superfluo.
In sostanza, “la nube sul platano” è un romanzo rosa che si tinge di giallo, adatto per un pubblico giovane e – ci scommetto – femminile, che non ha particolari esigenze. Ad ogni modo va riconosciuto all’autrice il fatto che sia riuscita a costruire una trama a ritroso, offrendo i giusti spunti senza svelare tutto subito, senza cadere in buchi narrativi o in troppi errori grammaticali offrendo al lettore più comune una storia lineare, carica di effetti sorpresa.

La nube sul platano
Jean Grey
Autori Ebook
5,99 euro
400 pagine

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