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Set 28, 2015 - COOL-tura    No Comments

Les Flaneurs Edizioni: Intervista a Bianca Cataldi

Di cose belle ne succedono tutti i giorni, basta sapere dove guardare! Così oggi vi voglio parlare di una nuova casa editrice indipendente, nata a Bari nel 2015. Sarei andata volentieri a farmi una vacanzina nel sud ma, aimhé, sono bloccata a Vicenza nel freddo autunnale tipico della Pianura Padana. Eppure non mi sono data per vinta e mi sono messa in contatto con Bianca Cataldi, scrittrice e editor di Les Flaneurs, in modo da offrirvi questa intervista. Colgo l’occasione per ringraziare per la disponibilità e auguro tante cose buone a questi ragazzi pieni di entusiasmo. Buona lettura!

1) Dal 2015 hai deciso di creare la casa editrice Les Flaneurs, com’è nata l’idea di questo progetto?

Questo progetto nasce innanzitutto dall’immenso amore per i libri che io e Alessio Rega condividiamo da sempre. Alla nostra passione personale si è poi aggiunto il desiderio di offrire agli scrittori un servizio completamente gratuito e di permettere così la diffusione e l’affermazione di talenti che spesso restano, loro malgrado, nell’ombra. Per questo motivo siamo del tutto contro ogni forma di editoria a pagamento. Noi crediamo negli autori e vogliamo dimostrarlo.

2) Avete deciso di strutturare la pubblicazione in più collane, come mai questa scelta?

L’idea delle collane è figlia di un bisogno di organizzazione interna che ci permetta di lavorare al meglio e che consenta al lettore e allo scrittore di sapersi orientare nel catalogo editoriale. In questo modo, possiamo anche attuare strategie di promozione mirate e sfruttare i canali social e i blog indirizzati a generi letterari ben precisi.

3) Quali sono le difficoltà operative più frequenti in cui vi imbattete quotidianamente?

Al di là delle difficoltà puramente tecniche che talvolta si possono incontrare, spesso i problemi riguardano la comunicazione con gli autori e con i lettori. Riceviamo a volte delle email che ci fanno chiaramente capire che il mittente non ha ben chiaro come funzioni una casa editrice e quali servizi offra. Non solo: spesso veniamo “tartassati” di email dagli autori che ci hanno inviato i loro manoscritti. Purtroppo abbiamo bisogno dei nostri tempi di valutazione (che comunque sono brevissimi rispetto agli standard). Il lavoro ben fatto necessita del suo tempo.

4) Le soddisfazioni più grosse ottenute sinora?

Mantenersi in stretto contatto con i propri autori, vederli soddisfatti e, soprattutto, “incrociare” i romanzi firmati da noi in libreria.

5) In quanto nuova casa editrice, cosa pensate dell’attuale mercato editoriale in Italia?

Come sempre, il mercato ha delle leggi da rispettare. Più la casa editrice è grande, più deve sottostare a queste leggi. Per questo motivo, spesso in libreria vediamo libri “tutti uguali”: il mercato editoriale è schiavo delle mode e non possiamo neppure fargliene una colpa perché la vita va così in ogni campo. Per questo sono felice di appartenere a una realtà indipendente: siamo veramente liberi di pubblicare ciò che riteniamo sia degno di questo privilegio.

6) Visto l’attuale panorama italiano come pensate di farvi notare con idee innovative?

Stiamo pensando a una serie di strategie di promozione sul web. Per il momento non posso ancora dire molto, ma sicuramente ci saranno delle sorprese!

7) Con quali criteri scegliete di pubblicare un libro e quali sono i difetti che riscontrate più spesso in un manoscritto?

Ciò che deve attrarci è prima di tutto la storia: se la materia prima è buona, il lavoro di editing può salvare una forma precaria e permettere all’autore di confezionare un ottimo libro. Spesso i romanzi nei quali ci imbattiamo sono pieni di eccessivo autobiografismo o di citazionismo fine a se stesso. In alcuni casi, il lavoro di editing può salvare il libro. In altri casi, è preferibile per l’autore rivedere il suo romanzo e riproporlo alla casa editrice in un secondo momento.

8) Due consigli agli scrittori: cosa fare e cosa non fare assolutamente quando si rivolgono a voi.

Cosa fare: informarsi prima di contattarci. Riceviamo ancora email da autori che intendono pagarci per il nostro lavoro mentre è chiaro ormai a tutti che siamo NO EAP.

Cosa non fare: trattarci con modi arroganti. Essere umili è il primo passo verso il successo. Trattare un editore con fare saccente non può portare a nulla di buono.

9) Per quanto riguarda i tuoi progetti personali, da poco hai pubblicato il libro “Isolde non c’è più”, ce ne vuoi parlare? Hai altri progetti futuri?

Isolde è il mio libro del cuore, il lavoro che mi ha tenuta impegnata per quattro anni e che ho passato tantissime giornate a limare, correggere, limare, correggere… E’ la storia della fine di un’adolescenza, di un periodo di transizione ed è, non lo nascondo, una storia d’amore. Qualche giorno fa ho pubblicato Riverside, il primo volume di una saga di genere fantasy/contemporaneo, e prevedo a breve l’uscita dei due seguiti. Il mese prossimo, invece, sarà finalmente disponibile online la versione ebook del mio secondo romanzo, Waiting room.

Feb 17, 2015 - COOL-tura    No Comments

L’amico scrittore e 8 riflessioni sulla lettura

Ho conosciuto il talento di Daniel Pennac quando ero molto giovane, leggendo “Abbaiare stanca” il quale riesce ancora ad evocare in me profondi ricordi. Ho approfondito questa conoscenza con “Il paradiso degli orchi” e stretto un legame profondo con “Come un romanzo”. Ora, quest’ultimo libro, più che un romanzo risulta essere un percorso riflessivo sulla lettura, sull’essere lettore, e sull’amore per questi mondi di carta e ne ho parlato ampiamente qui.
Il fatto è che il modo in cui Pennac riesce alla fine dei suoi romanzi, a lasciarti un po’ sospesa in quella sensazione in cui non sai se desideri abbracciarlo o commuoverti come una bambina, lo rende uno dei miei autori preferiti. Non scherzo, quando dico che la sua scrittura è semplice, precisa ed incredibilmente evocativa. Di fronte a questo, non posso che essere estremamente curiosa di leggere il suo nuovo libro “L’amico scrittore” edito da Feltrinelli. Perchè ancora una volta, Pennac sfrutta il libro per esporre una parte della sua vita, che abbraccia ancora una volta la lettura e forse un po’ di più la sfera della scrittura. Si tratterebbe, infatti, di una incursione nell’officina del famoso romanziere, tra ricordi e riflessioni, in cui Pennac si esprime – oltre che sulla genesi e i caratteri delle sue opere – sul mestiere dello scrittore, la lingua, il teatro, la lettura, la scuola, la cultura, la famiglia, la politica e l’Europa. E dopo i famosi “10 diritti del lettore”, prova a tracciare la mappa dei possibili diritti dello scrittore, a cominciare da quello fondamentale della libertà di scrittura.
In attesa di potervi dire di più, riporto questi estratti delle risposte dello scrittore al giornalista de La Repubblica, in cui Pennac torna ad affrontare il tema della lettura. Impossibile non essere d’accordo con lui!

-SUI GIOVANI E IL PIACERE SMARRITO DELLA LETTURA
“Le risposte sono tante: di solito si dà la colpa alla televisione, ai videogiochi, ai computer e più in generale a tutte le nuove tecnologie, ma anche la scuola e la società dei consumi sono spesso considerate responsabili. Invocando queste cause oggettive – che hanno tutte un qualche fondamento – ci si libera però da ogni responsabilità soggettiva: è sempre colpa degli altri e di un sistema su cui non abbiamo alcun controllo. Troppo facile! Ciascuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Per quanto riguarda la grande accusata, la televisione (e più in generale il mondo di internet e delle immagini), non credo che si debba demonizzare: la televisione non uccide la lettura. Naturalmente gli eccessi sono sempre pericolosi, ma la lettura e l’universo dell’immagine possono benissimo coesistere. La televisione non è responsabile di tutto. Spesso però i genitori obbligano i figli a leggere, mentre loro passano le serate davanti al televisore”.

-SUL RUOLO DELLA FAMIGLIA
Nelle famiglie in cui i genitori amano la lettura, ma senza imporla ai figli, anche questi spesso leggono. La lettura è un comportamento che si può trasmettere: ai bambini infatti noi non trasmettiamo valori, ma comportamenti. Anche la scuola può svolgere un ruolo importante, ma deve innanzitutto far scoprire agli allievi il semplice piacere di una storia, il piacere superficiale di un’avventura scoperta di capitolo in capitolo. Solamente in seguito si potrà porre qualche domanda sul significato di quella storia, perché naturalmente il piacere della lettura non è solo il piacere dell’evasione, ma anche quello della comprensione che implica sempre uno sforzo: chi scopre il piacere della lettura diventa rapidamente un lettore speleologo che si inabissa volentieri nelle profondità del testo. All’inizio però le nostre letture sono sempre figlie della soddisfazione immediata delle sensazioni e dell’immedesimazione totale con il testo: è così per tutti, non si può negarlo”.

-SE MANCA IL PIACERE DELLA LETTURA E’ MEGLIO SMETTERE?
“Ci sono molti motivi per interrompere la lettura di un libro. Se un romanzo è veramente brutto, se è una sequenza di stereotipi, di solito ce ne accorgiamo subito; e purtroppo un romanzo non è come il vino, non migliora invecchiando: inutile insistere. Altre volte, invece, ci capita di leggere un libro dietro cui sentiamo qualcosa che ci sfugge, una qualità che non riusciamo a cogliere fino in fondo. Anche in questo caso è meglio riporlo sullo scaffale della libreria: forse un giorno lo riprenderemo in mano, apprezzandone meglio tutte le sfumature. Crescendo, quello che prima ci sembrava un mattone, può rivelarsi una nuvola. Come mettiamo in cantina un vino troppo giovane per farlo invecchiare, così dobbiamo saper aspettare il giorno in cui saremo giunti all’altezza di un libro per il quale siamo noi ad essere ancora troppo giovani”.

-LA LETTURA COME ATTO SOVVERSIVO E DI RIVOLTA
“Domina la convinzione che si legga sempre con una qualche finalità: per istruirsi, per costruirsi o per mille altri buoni motivi. Ciò è probabilmente vero da un punto di vista culturale, ma errato da un punto di vista individuale, dato che non leggiamo “per”, ma “contro”: contro tutto ciò che ci dà fastidio, contro le contingenze familiari, sociali, patologiche, professionali, economiche. Leggiamo contro le malattie, contro il capoufficio, contro i professori, contro la metropolitana, contro la pioggia, contro la noia: quando leggiamo, mandiamo al diavolo tutti. La lettura è dunque un atto sovversivo, e al contempo una tregua che dichiariamo unilateralmente nell’incessante battaglia della vita quotidiana. Una tregua che ci consente di sfuggire alle contingenze di cui siamo prigionieri e di ritrovarci per qualche ora in un altro mondo. Durante il servizio militare, mi capitava spesso di pulire le latrine, una corvée che nessuno voleva fare. Con quella scusa però mi sono letto tranquillamente tutto Gogol’, perché, una volta sbrigato il compito assegnatomi, restavo nei bagni, sprofondato nella lettura del grande scrittore russo: tutto attorno l’universo militare spariva completamente. La lettura dunque è un rifugio, ma un rifugio paradossale, perché ci fa nascere al mondo: quando sono immerso in un libro, infatti, da un lato mi astraggo dalla realtà, ma dall’altro affondo ancora di più le mie radici in essa”.

-LETTORI NON SI NASCE MA SI DIVENTA…
“Certamente. Ma per riuscirvi, bisogna riconciliare gli studenti con la concentrazione e il silenzio. Uno studente, da quando esce di classe a quando arriva in camera sua, ha incrociato dieci videogiochi, ha tenuto l’ipod costantemente incollato alle orecchie, ha mandato venti sms, ha parlato al cellulare, ha elaborato tutta una strategia di gestione dei brutti voti da comunicare ai genitori: tutte cose che evidentemente lo turbano intellettualmente e non lo predispongono alla lettura. Esiste un universo degli ultimi della classe che è in gran parte occupato da una serie di attività parassitarie: io posso anche ordinarlo, ma quegli studenti a casa non leggono. La mia lettura in classe è allora un’opportunità. E non di rado si appassionano finendo poi da soli i racconti o i romanzi che ho iniziato a leggere in classe, soprattutto se lo si vieta loro!”.

-ANCHE I PIU’ REFRATTARI POSSONO DIVENTARE LETTORI?
“Credo di sì. Naturalmente ci vuole tempo, ma prima o poi tutti riescono a trovare il libro giusto che diventa la loro personale porta d’accesso alla lettura. I non lettori radicali sono veramente pochi, e spesso per ragioni che non hanno nulla a che vedere con la lettura stessa. Poi naturalmente c’è anche l’eccesso opposto, quello dei lettori che leggono di tutto e di continuo per creare una barriera tra loro e la vita: usano la bulimia di lettura come una muraglia che li protegge dalle minacce del mondo reale”.

-COSA RISPONDI QUANDO QUALCUNO TI DICE CHE NON HA TEMPO PER LEGGERE?
“Gli chiedo se in compenso ha il tempo di fare l’amore. Non ho mai sentito nessuno dire di non avere il tempo di fare l’amore, non avrebbe senso. Per la lettura è la stessa cosa: dire “non ho il tempo di leggere” è una frase insensata. Posso dire che non ne ho bisogno, che non mi piace o che non ne ho voglia, ma dire che non ho tempo è ridicolo. È solo una scusa per coprire la non voglia di leggere, che naturalmente è una non voglia legittima. Nessuno è obbligato ad aver voglia di leggere, ma i non lettori pensano sempre di doversi scusare. Il che è assurdo”.

-LEGGERE E’ UN VALORE?
“Leggere non è un valore; se si considerasse la lettura un valore si discriminerebbero automaticamente tutti coloro che non leggono. Nella lettura non c’è nulla di sacro e la lettura non ci salva da nulla. Ci permette però di acquisire una certa lucidità e contemporaneamente ci permette di sognare: tutti abbiamo bisogno di sognare, di evadere. Se mi si togliesse la possibilità di sognare, certamente morirei”.

Nov 13, 2014 - COOL-tura    No Comments

Expo Libri a Padova!

Arriva l’Expo Libri a Padova, e per tutti gli amanti della lettura è un evento che non bisogna assolutamente perdersi. Se non avete avuto modo di leggere in che cosa consiste, leggete qui sotto e lo scoprirete.
La fiera di Padova sarà travolta dal potere dei libri da domani Venerdi 14 Novembre fino a Lunedi 17 Novembre, e ospiterà un grosso numero di case editrici – sia affermate che indipendenti e meno conosciute – che intratterranno il pubblico con ben trentasette appuntamenti in programma. Se hai sempre desiderato incontrare e confrontarti con la casa editrice dei tuoi sogni, o gettarti nella mischia per conoscere qualche realtà meno in vista, questa è l’occasione che fa per te. Grazie all’instaurazione di un piccolo salottino letterario, avrete modo di conoscere non solo le case editrici ma anche le loro novità in catalogo, grazie ad incontri con autori e dibattiti.
Sul luogo sarà presente anche Spritz Letterario – realtà veneta in grande espansione (per conoscerlo di più potete cliccare sul banner nella colonna accanto) – il quale presenterà ben quattro case editrici: Voland, Nottetempo, 66thand2nd  ed Emons audiolibri.

Se siete interessati all’argomento, ne ho parlato in maniera un po’ più approfondita su Leggere a colori, e potete trovare l’articolo qui.

Siete ancora qui a leggere? Cosa aspettate? Andate a comprare i biglietti! 😀

Ott 21, 2014 - COOL-tura    No Comments

Intervista a Bianca Pitzorno

Premetto che non l’ho fatta io (magari! Pensavate che io fossi così avaanti eh?!) ma ci tengo davvero a riproporla, qui, su Lontani dal Mondo. Ho avuto modo di incontrare i personaggi di Bianca Pitzorno quando ero bambina, leggendo e amando i suoi romanzi, che ho riscoperto per la tesi di laurea giusto qualche anno fa. L’intervista si concentra sul tema della animazione della lettura, che ormai va tanto di moda per stimolare il bambino a leggere e ad avvicinarsi al libro, e mi sento di condividere con voi i contenuti di questa intervista, pubblicata sulla rivista “Il Pepeverde” (rivista di letture e letterature per ragazzi).

  • Che cosa pensa della dilagante moda della “promozione della lettura”, che sembra aver contagiato un po’ tutti?

A dire la verità sono un po’ preoccupata, perché mi pare che ci siano alcune ambiguità da chiarire. Che cosa vuol dire promuovere la lettura? Io penso che innanzitutto l’amore della lettura si trasmetta attraverso l’esempio, e che lo si possa fare con i libri, intendo dire ponendo i libri in primo piano, leggendoli e offrendo l’opportunità di farlo. È come dire a qualcuno: “Mi piace leggere e te lo dimostro”. È normale che gli editori utilizzino strategie di mercato per vendere sempre più libri, ma chi non deve vendere non può fare del libro un semplice “pretesto” che tradisce il testo. Quando si organizzano incontri e manifestazioni in cui il libro rischia di diventare un mezzo, quasi un accessorio e perdersi tra zucchero filato e capriole, indovinelli e canzoni, ecco io non credo che si faccia un buon servizio alla lettura. La promozione si fa con il linguaggio del libro, lasciando spazio alle parole e ai personaggi dei testi che si possono raccontare, scambiare e prestare.

  • Accanto alla santificazione da parte dei collegi docenti di mezza Italia del decalogo di Pennac, un’altra parola d’ordine quella dell’“animazione della lettura”. Lei è favorevole all’incontro ludico con i libri?

Anche qui si tratta di intendersi su quello che si vuole fare. Per carità, è assolutamente legittimo e anche divertente creare giochi di parole con i libri o mettere in scena una storia tratta da un libro. Ma deve essere chiaro che gli indovinelli, i giochi o la spettacolarizzazione del libro sono cose diverse dalla lettura. Io credo alla promozione della lettura, molto meno all’animazione, che non mi pare il modo migliore di far crescere l’amore per i libri.

  • Da scrittrice, come giudica l’interesse sempre maggiore per i libri per bambini e ragazzi di autori italiani?

Di per sé credo che il fenomeno sia positivo. L’interesse esclusivo per gli autori stranieri negli anni scorsi era perfino eccessivo. Oggi sembra che dalle scuole, soprattutto da parte delle scuole elementari, ci sia una forte richiesta di libri di autori italiani contemporanei. E l’editoria risponde a tale domanda. Ma mi viene un sospetto, che richiama quel che stavamo dicendo sulla promozione della lettura. Non sarà che le scuole cercano scrittori italiani perché sperano di far incontrare gli alunni con l’autore in carne ed ossa? C’è il rischio che questo diventi il criterio di scelta per leggere con i bambini. Se così fosse, sarebbe preoccupante, perché allora non si potrebbero leggere i libri di Roald Dahl o di Robert Westall perché sono morti!

  • Sempre più spesso gli scrittori vengono chiamati nelle scuole e nelle biblioteche per dar vita a “incontri con l’autore”. Che cosa ne pensa?

Ecco, io mi sento un po’ in controtendenza in proposito. L’autore deve parlare attraverso i libri che scrive, non promuovendo se stesso, salendo e scendendo da un treno all’altro. Chi accetta di farlo, rischia di non avere più il tempo necessario per la scrittura, un lavoro intellettuale faticoso e molto impegnativo, che richiede silenzio, concentrazione e un’attenta rielaborazione di esperienze. Vedo un ulteriore pericolo, che si cerchi l’autore simpatico, comunicativo, magari istrionico, mettendo in secondo piano la qualità di ciò che scrive. Un autore può essere anche un misantropo o un timido, ma non è quello che conta. L’importante è ciò che scrive. Alle scuole che mi invitano, la Mondadori invia una videocassetta che ho realizzato raccogliendo le domande e le risposte date in centinaia di incontri fatti con insegnanti e bambini di tutta Italia. Sia chiaro, non sono contraria agli incontri con i libri e con gli autori; ad esempio, vado volentieri alla Fiera di Mantova, che è un luogo in cui si incontrano gli scrittori e si parla di libri. Recentemente, presso la Libreria dei Ragazzi di Roberto Denti di Milano, ho tenuto sei incontri di lettura, rivolti a un pubblico misto, di adulti e ragazzi. Ho letto libri non miei, da Victor Hugo a Mark Twain a scrittori di oggi, scegliendo le letture sulle suggestioni di un tema. C’erano 150-200 persone, che ascoltavano in silenzio, senza domande, indovinelli e giochi. Ha funzionato, mi pare sia un buon esempio di promozione della lettura.

 Bianca Pitzorno è nata a Sassari nel 1942, ma da molti anni vive e lavora a Milano. Prima di dedicarsi alla scrittura, si è laureata in lettere, ha fatto l’archeologa e per sette anni ha lavorato come funzionario alla Rai, producendo trasmissioni televisive per bambini e ragazzi. Dal 1977 fa la scrittrice a tempo pieno, anche se con la televisione ha continuato a collaborare (ad esempio con la trasmissione per bambini “L’albero azzurro”). Nel 1985 ha sceneggiato per la televisione della Svizzera Italiana un film d’animazione a puntate, a metà tra fiaba e fantascienza, tradotto e diffuso in diversi paesi europei: Clorofilla dal cielo blu (Mondadori Junior). Ha scritto più di trenta libri per bambini e ragazzi, la maggior parte dei quali con protagonisti al femminile. Tra i suoi maggiori successi, L’incredibile storia di Lavinia (E. Elle, 1983), ormai un piccolo classico, continuamente ristampato; i racconti etimologici di Parlare a Vanvera (Mondadori Junior, 1989); il romanzo storico La bambina col falcone (1988, ora ripubblicato da Salani nei Grand’Istrice). Due romanzi per adolescenti sono apparsi nella collana Gaja Junior: Speciale Violante (1989) e Principessa Laurentina (1991). Da non perdere il romanzo-diario di un anno scolastico del dopoguerra, narrato con vivace realismo e pungente ironia: Ascolta il mio cuore (Mondadori Contemporanea, 1991). Re Mida ha le orecchie d’asino (Mondadori Contemporanea, 1996) un romanzo di formazione che racconta l’estate indimenticabile di un gruppo di ragazzine alla soglia dell’adolescenza, sul finire degli anni ’50. Gli ultimi libri sono La voce segreta (Mondadori Contemporanea, 1998), al confine tra il mondo reale e quello magico delle cose che parlano e A cavallo della scopa, apparso nella nuova collana Mondadori I sassolini (1999). Per chi vuole entrare nel mondo di una scrittrice che si sente «della stessa stirpe dei bambini», non c’è che da leggere Storia delle mie storie (Pratiche Editrice, 1995), una lunga conversazione a ruota libera, ricca di riflessioni e memorie personali sulla educazione alla lettura, le passioni e le esperienze letterarie dell’autrice.

Ago 27, 2014 - COOL-tura    No Comments

Minimum fax: corsi interessantissimi.

Minimum fax è una casa editrice che mi piace molto. Sforna prodotti editoriali completi, interessanti e coinvolgenti, e lavora con professionalità e attenzione. Lo si vede dalla rilegatura dei suoi libri, e dalla cura ai dettagli che riserva ai propri libri e autori. Mi è capitato di recensire libri della minimum fax, ed è stato un incontro interessante; per questo è mia intenzione continuare e magari rafforzare questo rapporto. Inoltre, lo staff organizza una serie di belle iniziative, che è possibile trovare sul loro sito (www.minimumfax.com). Per chi non lo sapesse, e non avesse visto, minimum fax organizza anche dei corsi – sia a Roma che a Bologna – davvero interessanti che meriterebbero la nostra attenzione.

In programma, a Bologna, a partire da settembre:
La letteratura è noiosa. Come creare un blog letterario di successo con Jacopo Cirillo (Finzioni Magazine)
Scene da una battaglia sotterranea. Laboratorio intensivo di traduzione letteraria con Ilide Carmignani
Teoria e pratica del digitale con Marco Ghezzi
Seminari tematici di scrittura con Carola Susani
Disegnare a parole con Tito Faraci

Io mi mangio un po’ le mani, poichè durante la settimana lavoro – sabato compreso, sob – e non potrò partecipare a queste belle iniziative. Fosse per me mi sarei già iscritta, quindi, perché non prendere in considerazione l’idea di mettersi in gioco e provare a dare rilievo ed importanza alle nostre passioni? Dopotutto Minimum fax mira proprio ad elevare la passione della lettura, della scrittura e di qualsiasi forma d’arte come il fumetto e il cinema. Per chi fosse interessato a mettersi in gioco e a puntare sulle proprie capacità creative, consiglio di visitare il sito di questa casa editrice e vedere i loro corsi, che a parer mio, sono interessantissimi. Magari troverete quello che fa per voi!
Troverete maggiori informazioni legati ai corsi qui: http://www.minimumfax.com/corsi/introduzione

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