Ott 25, 2017 - Recensioni    No Comments

A. Baricco, Smith&Wesson

“Resta da comprendere come mai, disponendo di un tempo così drammaticamente limitato, abbia pensato di occuparlo venendo a trovare due che, glielo assicuro, non sono qui in luna di miele”

Immaginate uno dei più sorprendenti spettacoli che la natura ha regalato agli occhi dell’uomo, le cascate del Niagara.
Immaginate l’inizio del secolo scorso, il 1902 per la precisione, epoca di elevata industrializzazione e, allo stesso tempo, di intensa immigrazione.
Ora, immaginate l’incontro dei tre improbabili quanto originali personaggi principali della nostra storia.

Tom Smith, di professione meteorologo. Dice di disporre di un metodo tutto suo per prevedere il tempo, l’ha brevettato e funziona abbastanza. Si basa sulla statistica e prevede la compilazione di tabelle attraverso l’ascolto dei racconti e dei ricordi della gente.

Jerry Wesson, pescatore. Di corpi.  Conosce il fiume a menadito e la sua occupazione principale consiste nel recuperare i corpi della gente morta suicida nelle impetuose acque ai piedi delle cascate.

Rachel Green, giovane giornalista in erba. I pregiudizi e i compromessi in mezzo ai quali quotidianamente lavora l’hanno spinta sino alle cascate alla ricerca di una storia memorabile da raccontare.

Bene, a questo punto, quello che dovete immaginare è forse inimmaginabile. Quella storia memorabile di cui Rachel è alla ricerca diventa, infatti, un’impresa di cui lei stessa decide di essere protagonista. Con Smith e Wesson a supportarla, l’impavida scrittrice decide di affrontare una sfida che nessuno prima ha mai tentato: lanciarsi dalle infinite altezze delle Niagara Falls  rinchiusa all’interno di una botte, una botte di birra per la precisione. Riuscirà la nostra eroina?!

In questo romanzo, o meglio, in questa pièce di due atti edita nel 2014, Alessandro Baricco, vent’anni dopo Novecento, torna a cimentarsi con il teatro e le sue ambientazioni. Lo fa però in un modo completamente nuovo, con una marcata ironia e una piacevole leggerezza stilistica che fa da contraltare alle storie più profonde dei personaggi in scena.

Smith e Wesson – Tom e Jerry – diventano, infatti, spettatori e fautori dell’impresa di una ragazza che è disposta a tutto pur di riuscire a emergere, vincendo i clichè e i pregiudizi di un’epoca.

La lettura è molto piacevole e rapida (un copione di un centinaio di pagine si legge in un’oretta) ma mai scontata. In ogni parola e in ogni dialogo, infatti, l’autore caratterizza in modo profondo le paure più intime dei protagonisti, portando il lettore ad affezionarsi a loro e alle loro vite così insolite.

Lo consiglio quindi (è pure piccolo e si può portare comodamente in borsa per le letture in autobus o in qualche sala d’attesa): probabilmente non è il miglior romanzo di Baricco, ma, a mio parere, la classe e la maestria di questo scrittore merita di essere apprezzata e goduta in ogni sua forma e versione.

Ilaria 

Voto Finale: ★★★★☆ 

Smith&Wesson
Alessandro Baricco
Feltrinelli Editore (2014)
Pagine: 108

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Ott 20, 2017 - Recensioni    No Comments

O. Di Monopoli, Nella perfida terra di Dio

Dio non c’è. Siamo soli. Viviamo come capita e poi tutto finisce. Non c’è altro.

Recensire Nella perfida terra di Dio, ardua impresa la mia … tuttavia, intraprendo molto volentieri questa sfida che mi permette di rivivere il romanzo in tutto il suo fascino narrativo e linguistico.

Ho messo gli occhi su questo libro su consiglio di un amico, cercavo qualcosa di nuovo, possibilmente nostrano. Dopo l’acquisto e le prime pagine di lettura, sono stata letteralmente folgorata!

Sì, perché di libri ne ho letti parecchi e di autori diversi, ma ci sono scrittori – e questo ne è un esempio – che hanno un dono: la capacità di raccontare fatti e persone con uno stile unico.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla storia. Siamo a Rocca Bardata, immaginario paesino del Salento, terra d’adozione dello scrittore di origini bolognesi. Sul palcoscenico, in un continuo andirivieni cronologico tra Prima e Dopo, si alternano le esistenze di numerosi personaggi: Mbà Nuzzo, vecchio pescatore divenuto predicatore a seguito di una folgorazione visionaria (nel Dopo da poco morto di malattia); Tore Della Cucchiara, il genero accusato di aver ucciso la moglie Antonia, tornato al paese in cerca di vendetta; Gimmo e Michele, figli di Tore, ciechi di rabbia verso il padre;  Carmine “Capumalata”, Prima socio di Tore nella criminalità della zona e Dopo il suo più acerrimo nemico; suor Narcissa, ambiziosa badessa, disposta a tutto, anche a uccidere, pur di costruire e mantenere saldo il controllo sul suo convento-impero.

Sono tutti personaggi di spessore questi, costruiti e raccontati in modo da attribuire loro una presenza scenica forte e mai banale. Ma nessuno di loro riesce a colpire e ammaliare più della grande protagonista che li lega tra loro in ogni pagina del romanzo: la scrittura.

Lo stile di Di Monopoli, devo ammetterlo, mi ha letteralmente stregata. Mi ha incantata la sua capacità di rendere così alto il linguaggio dialettale, la sua maestria nell’unire lo slang di paese alla parola ricercata. In ogni passo del libro, la sintassi diventa una musica, una guida ritmica che salda conduce il lettore nelle vicende dei vari protagonisti.

Certo, ammetto che la commistione di stili non rende sempre facile la lettura, soprattutto all’inizio, quando ancora la musica di Di Monopoli può sembrare uno spartito difficile da leggere e interpretare. Ma una volta entrati nel meccanismo, il risultato è sorprendente.

È questo che, insieme al racconto degli anfratti del profondo sud e dei sui sentimenti più reconditi, rimane dopo aver letto l’ultima pagina di questo romanzo che, di certo, posso ritenere uno dei più interessanti e qualitativamente elevati che abbia letto e che consiglio a chiunque abbia voglia di intraprendere un’esperienza di vera letteratura.

Ilaria Bissoli

Voto Finale: ★★★★★ 

Nella perfida terra di Dio
Omar Di Monopoli
Adelphi (2017)
Pagine: 205

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Ott 1, 2017 - Recensioni    No Comments

C. Sánchez, Entra nella mia vita (Entra en mi vida)

Questa non è una storia triste: è una storia di vita piena, di lotta, di amore e disamore”

Eccomi qui, di fronte a un foglio bianco alle prese con la mia prima recensione.

I miei gusti letterari avrebbero suggerito di iniziare con un libro più “cattivo” ma quando ho deciso di intraprendere la carriera da blogger (…è chiaramente ironico), ero nel bel mezzo della lettura di questo romanzo spagnolo, edito per la prima volta in Italia nel 2013.

Per onore di cronaca, Entra nella mia vita non è il primo romanzo di Clara Sánchez che ho letto. Prima c’è stato anche La voce invisibile del vento e il ben più famoso (e pluripremiato) Il profumo delle foglie di limone, libro, quest’ultimo, su cui avevo riposto parecchie aspettative ma che, lo ammetto, non mi aveva particolarmente colpita.

Entra nella mia vita, invece, è riuscito a farsi lentamente e delicatamente apprezzare non solo per lo stile elegante ma anche (e soprattutto) per la profondità dei sentimenti che mette sul piatto e che l’autrice sa intelligentemente fornire al lettore a piccole dosi, per lasciare il tempo e lo spazio di rielaborarli nella propria anima.

La storia è quella di Verónica, bambina nei primi capitoli, donna (seppur solo diciassettenne) nell’ultima parte del romanzo. È lei la prima voce narrante, lei che svela al lettore di aver scoperto che la madre nasconde gelosamente la foto di una ragazzina che le somiglia, avvolta in una coperta, dentro una cartella di pelle di coccodrillo.

La storia è quella di Laura, la ragazzina della foto, l’altra voce narrante, che non conosce Verónica e la sua famiglia, ma che è a queste indissolubilmente legata. Per tutti lei è la figlia di Greta e la nipote di Lilí, donna da tutti rispettata e temuta per l’energia che la caratterizza.

La storia è quella di Betty, madre instancabile nella ricerca di una figlia che, le avevano detto, era morta subito dopo la nascita.

La storia è, infine, quella di Ana, trait d’union tra tutte le donne del libro, donna misteriosa e sfuggente che quasi mai è protagonista della scena ma che in qualche modo riesce a far percepire la sua presenza in ogni pagina e in ogni azione o pensiero degli altri personaggi.

Intrecciando magistralmente le storie di queste personalità, l’autrice ci accompagna nella ricerca di Verónica, che, coraggiosa e instancabile, si rimette sulle tracce di una sorella perduta e mai conosciuta. Lo fa per sua madre, consumata dal dubbio e dal dolore di una così grave perdita, ma lo fa soprattutto per se stessa, per scoprire chi ha involontariamente ma così fortemente condizionato la sua vita e quella della sua famiglia.

E quando incontra Laura, dopo aver superato tutti i suoi dubbi e le sue paure, le svela tutti i vecchi segreti e travolge la sua vita per sempre.

Vinte le prime paure e le inevitabili diffidenze, Laura e Verónica diventano dunque alleate nella ricerca della verità e piano piano riescono a rimettere insieme i pezzi delle loro vite.

Quello che più mi ha colpito di questo romanzo è la profondità di quello che lascia nell’anima (ed è forse da questo che si comprende la sua bellezza): è come se l’autrice, attraverso i suoi personaggi, parli direttamente al lettore e gli trasmetta la potenza dei sentimenti.

Verónica e Laura diventano così compagne di vita, ci guidano nell’oltre alle apparenze, nell’essere più forti e disposti ad affrontarci con coraggio. Ad affrontarci ho detto, perché alla fine, come ci insegna Verónica, la verità va ricercata prima di tutto in noi stessi.

Ilaria Bissoli

Voto Finale: ★★★★☆ 

Entra nella mia vita (Entra in mi vida)
Clara Sanchéz
Garzanti Editore (2013)
Pagine: 446

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Set 23, 2017 - Recensioni    No Comments

G. Flynn, L’amore bugiardo.

“L’amore ti fa venire voglia di essere una persona migliore. Ma forse l’amore, il vero amore, ti dà anche la possibilità di essere esattamente la persona che sei.”

Finalmente torno a scrivere. Dopo mesi di silenzio – di cui chiedo scusa umilmente – eccomi qui a parlarvi di nuovo di libri. In questi mesi ne ho letti diversi, e ho accumulato una serie di recensioni che prima o poi mi deciderò a scrivere.

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi ha fatto incazzare. Letteralmente, dico sul serio: I-N-C-A-Z-Z-A-R-E di brutto, gente. L’ho letto questa estate, in montagna, e alla fine avrei voluto buttarlo dentro alla stufa, giuro! Ma andiamo con ordine.
Il libro in questione è “L’amore bugiardo” di Gillian Flynn dal quale, tra l’altro, è stato tratto un film con Ben Affleck. Io il film non l’ho visto – e non credo che lo guarderò mai – ma sul libro avevo letto pareri positivi, e una mia amica libraia mi aveva consigliato il titolo. Si sa, in Italia siamo bravissimi a tradurre i titoli alla cazzo di cane, e questo ne è un esempio. Il titolo originale “Gone Girl” sarebbe stato decisamente più appropriato.

Facciamo la conoscenza di Amy e Nick, i quali si incontrano a una festa in una gelida sera di gennaio. Uno scambio di sguardi ed è subito amore. Lui la conquista con il sorriso sornione, l’accento ondulato del Missouri, il fisico statuario. Lei è la ragazza perfetta, bella, spigliata, battuta pronta, il tipo che non si preoccupa se bevi una birra di troppo con gli amici. Sono felici, innamorati, pieni di futuro. CHE MERAVIGLIA. (Ok, quando arriva la parte interessante?)

Qualche anno dopo il matrimonio sembra già andare alla deriva. Dopo la perdita del lavoro, si ritrovano a dover reinventarsi: lui proprietario di un bar accanto alla sorella Margo, lei casalinga in una città di provincia. Fino a che, la mattina del loro quinto anniversario, Amy scompare. – ZAN ZAN ZAN.

Fortunatamente il colpo di scena iniziale, ovvero la scomparsa di Amy, succede piuttosto in fretta, entro le prime cento pagine. Questo vuol dire che non bisogna sorbirsi le farfalle nello stomaco della Amy innamorata per troppo tempo. A noi ci piacciono le cose che vanno male, quelle belle non ci interessano!

Da qui parte un alternarsi di capitoli in cui i punti di vista saltano da quello di Amy a quello di Nick – anche temporalmente. Un meccanismo che risulta essere un po’ meccanico, ma con il quale ci si abitua presto. Essendo un libro scritto in prima persona, il lettore ha modo di “entrare in contatto” con i protagonisti in maniera più diretta, senza trovare difficoltà nell’immedesimarsi nelle loro preoccupazioni.
Si tratta di un noir psicologico più che un vero e proprio thriller che ha un incipit classico ma un intreccio interessante, che va ad annodare la storia in maniera coerente, cercando un colpo di scena finale che arriva un po’ prima della fine.

La scrittura è precisa, corretta e scorrevole ma al tempo stesso adeguatamente descrittiva. Penso che la scelta della prima persona sia azzeccato per il genere di libro scritto, specialmente vista la presenza del diario di Amy. Tutto ciò rende la lettura fluida, non impegnativa e stimolante. La voglia di scoprire il mistero, di far venire a galla la verità ti spinge ad andare avanti nella lettura. A tratti la scrittura si fa un po’ troppo prolissa, appesantendo il libro senza tuttavia renderlo illeggibile. L’emotività dei protagonisti viene fuori in maniera chiara, cosa sulla quale la scrittrice ha marcato maggiormente la mano.

Quando si legge un libro solitamente ci si affeziona ad almeno un personaggio. Nel mio caso, nessuno dei due mi ha particolarmente emozionato. Certo, finisci di sicuro per patteggiare per qualcuno – sia egli personaggio principale o secondario – ma se arrivi ad un certo punto che non vedi l’ora che il libro finisca, allora vuol dire che qualcosa è andato storto. Purtroppo per me, qualcosa è andato storto nel finale. Il finale di questo libro mi ha fatto, come dicevo all’inizio, incazzare di brutto. E non nel senso che mi ha fatto piangere. L’ho finito e l’ho mandato a cagare.

Ho trovato il finale del libro troppo deludente, non perché sia stato sbrigativo, perché mi aspettavo tutt’altro. Fanculo! Non doveva finire così. Poteva finire in tantissimi altri modi, ma la scrittrice ha scelto di non assecondare la aspettativa dei lettori, che potrebbe essere una gran cosa se fatta in maniera coerente. Io l’ho percepita come una forzatura. Un finale forzato, ecco. Nel complesso comunque rimane un libro discreto, niente di eccezionale, si fa leggere.
Non posso purtroppo dirvi di più, magari se avrete modo di leggerlo e commentare, sarò felice di sentire cosa ne pensate.

Voto Finale: ★★★☆☆ 

L’amore Bugiardo
Gillian Flynn
Rizzoli
462 pagine
13 euro

 

 

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Mar 20, 2017 - Graphic novels    No Comments

Riff Reb’s: Uomini in mare

“Vi sono tre tipi di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare”

Siamo pronti per salpare ancora una volta in compagnia di Riff Reb’s, dopo Il Lupo dei Mari e A bordo della stella del mattino di cui troverete la recensione qui.
Terzo e ultimo volume che conclude questa trilogia marinaresca pregna di metafore sulla vita e sulla morte, è edito in Italia da Kleiner Flug. A differenza degli altri volumi, Uomini in Mare si presenta come una antologia di racconti illustrati uniti da un comune argomento marinaresco e da una presenza costante di un tema ricorrente: quello della morte.

Cupo, insidioso, ma anche imprevedibile e nostalgico, il mare di Riff Reb’s diventa metafora della vita dei protagonisti. Si percepisce il lavoro attento che c’è stato dietro alla scelta degli autori dei romanzi illustrati: si incontrano nomi come William Hope Hodgson, Robert Louis Stevenson, Edgar Allan Poe e Joseph Conrad. Ad alternare le storie sono stati inseriti ben otto estratti letterari accompagnati da una illustrazione a doppia pagina. Un volume che vuole distaccarsi dai suoi predecessori, ma al tempo stesso mantenere lo stesso stile grafico che contraddistingue l’autore. Completa la struttura narrativa dell’opera anche la discussione con l’autore, in una curiosa intervista che si legge a fine del volume.

Dal punto di vista grafico, infatti, non si può dire niente. Riff Reb’s si conferma ancora una volta una delle matite più talentuose del panorama europeo: evocativo, preciso, ma anche dinamico e accattivante, non stanca il lettore anzi, coinvolge e attira. A dare un senso di completezza all’opera, sono ancora una volta i colori.
Fanno così da assonanza con i precedenti volumi, danno spessore alle vignette: abbracciano il nero, sfociando in sfumature calde come il giallo e il rosso; ma precipitano anche tra i colori freddi come il blu e il verde, i quali riempiono le vignette di significato, là dove le parole non possono arrivare.



Si tratta di un volume che dimostra come il fumetto non sia solo un semplice prodotto di intrattenimento, ma un linguaggio capace di affrontare argomenti più profondi e introspettivi, perché in fondo il mare illustrato nelle sue tavole è quello che l’uomo ha dentro di sé, quell’irrequietezza che ognuno si porta nell’anima: l’hanno descritta i grandi autori della letteratura, ed è stata riprodotta da Reb’s in maniera ineguagliabile.
Questa volta, i pensieri umani, le responsabilità, i desideri e le scommesse con la propria vita sfociano dentro ad un mare cupo, dove il dramma si lega al destino in uno sciabordio di onde continuo e quasi assordante.

Uomini in mare
Riff Reb’s
Kleiner Flug
115 pagine
15 euro

Voto Finale: ★★★★★ 

 

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